Bolla del pesco (Taphrina deformans)

Sintomi su foglia della bolla del pesco (Taphrina deformans). Si noti la particolare formazione delle deformazioni sulla foglia causate dal fungo

Taphrina deformans è un fungo che causa la bolla del pesco. Questa malattia fungina se non ben gestita con trattamenti preventivi ed invernali causa gravi danni su pesco. Sintomi, trattamenti biologici e cura della bolla del pesco

Identificazione e danno. Che cos’è la bolla del pesco?

La bolla del pesco è una malattia fungina causata dal fungo Taphrina deformans che si manifesta con deformazioni a carico delle foglie simili a bollosità. La bolla del pesco colpisce essenzialmente la piante di pesco e raramente può attaccare albicocco e mandorlo. All’inizio dell’attacco le deformazioni sono poco visibili e sparse sulla superficie della foglia ma con l’avanzare della malattia queste si accrescono e confluiscono deformando in modo caratteristico la foglia (vedi foto). Le porzioni colpite manifestano una ipertrofia dei tessuti il che li rende più carnose e spesse ed assumono una colorazione giallognola che diviene rossastra con il maturare della malattia. Taphrina deformans può colpire anche germogli e frutti. Sui primi si evidenzia un rallentamento dello sviluppo, disseccamento e caduta delle foglie, mentre su frutti si evidenziano delle escrescenze e placche suberose che determinano la crescita stentata e irregolare del frutto.

Ciclo biologico e biologia della malattia

La bolla del pesco sverna sia come ascospora (spora sessuata) che come conidio gemma, entrambe trovano riparo durante la stagione invernale tra gli anfratti della corteccia, gemme e nei residui colturali (foglie). In primavera entrambe iniziano l’opera di invasione dell’ospite attraverso l’emissione del tubetto promicelico e una volta penetrate si accrescono all’interno dei tessuti e manifestano i tipici sintomi sopra descritti. Per lo sviluppo dell’infezione è necessario che le condizioni termo-igrometriche registrino temperature medie di almeno 5-10°C e un periodo di bagnatura delle foglie di almeno 20 ore (non è necessario che piova, anche rugiada o condensa stimolano il fungo). A maturità il fungo della bolla del pesco differenzia sotto la pagina inferiore delle foglie una muffetta biancastra che porta gli aschi (strutture di riproduzione) che liberano ascospore, dando inizio a nuove infezioni. Queste successive infezioni si manifestano solo in presenza di condizioni termo-igrometriche favorevoli (temperatura e umidità), ricordando che le temperature superiori ai 28 °C bloccano l’infezione.

Lotta, cura e prevenzione della Taphrina deformans

Appare quindi evidente dalla biologia del fungo che intervenire nel periodo invernale diminuendo il potenziale d’inoculo è uno degli aspetti vincenti nella lotta contro questa malattia. I trattamenti biologici prevedono quindi di interviene con un trattamento autunnale a caduta foglie con Sali di rame (preferibile per la sua persistenza il solfato di rame) e un secondo trattamento a fine inverno prima dell’apertura delle gemme sempre con rame (idrossido preferibilmente). Un terzo trattamento primaverile con idrossido di rame va eseguito nella fase fenologica di gemme gonfie, questo è il trattamento a cui bisogna fare più attenzione in quanto la pianta è fortemente suscettibile ai danni da fitotossicità (non trattare in presenza dei fiori sviluppati). I successivi trattamenti sul verde sono eseguiti con il polisolfuro di calcio. L’uso dei preparati a base di propoli come elemento corroborante stimola le difese naturali del pesco contro la malattia della bolla. Da ricordare che i trattamenti biologici a base di zolfo effettuati per la difesa di altre patologie fungine hanno un’azione collaterale contro questo fungo. La cura attraverso l’utilizzo di bicarbonato di sodio o bicarbonato di potassio ha effetti molto blandi contro questo patogeno, meglio quindi concentrarsi direttamente su cure più affidabili.  In ambito di lotta biologica, la migliore difesa rimane quella di impiantare varietà di piante resistenti alla bolla del pesco.

2 Replies to “Bolla del pesco (Taphrina deformans)”

    • Matteo Tarquini Autore dell'articolo

      Ciao Gianfranco,
      se stiamo parlando di un frutteto familiare o biologico la strategia migliore è quella di impiantare varietà di pesco tolleranti alla bolla e di effettuare i trattamenti con rame e il polisolfuro di calcio come descritto nell’articolo. Dodina e tiram vanno bene in agricoltura convenzionale se applichi prodotti registrati per la bolla e rispettando i tempi di carenza. Lo zolfo ha effetti collaterali sulla bolla ma da solo non la controlla.

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