Oidio della vite o mal bianco

Il mal bianco o oidio è una malattia fungina che colpisce la vite. Questa patologia vegetale è tra le più importati e pericolose in viticoltura. Sintomi, ciclo biologico e cura dell’oidio in agricoltura biologica.

Sintomi di oidio (Erysiphe necator) su grappolo di uva. Si noti la forte presenza di muffa bianca (micelio) e la rottura dei grappoli per l’azione del patogeno.

Identificazione e danno

l’Oidio o Mal Bianco della Vite è una malattia causata dal fungo Uncinula necator (Schw) Burr. (recentemente riclassificato in Erysiphe necator Schw. Burr.) (forma sessuata), l’ Oidium Tuckeri  è la forma asessuata del fungo. Questo patogeno attacca le piante dei vite.
Si tratta di un fungo ectofita (che vive sui tessuti esterni dell’ospite), insieme a Peronospora e Botrite chiude il quadro delle tre malattie fungine più importanti della Vite. Colpisce tutti gli organi verdi della pianta, particolarmente foglie e grappolo tra la primavera e l’estate. Sulle foglie il mal bianco si manifesta con macchie di colore bianco-grigiastre e con aspetto di muffa polverulenta, successivamente le foglie possono deformarsi. Anche i grappoli se colpiti assumono il caratteristico aspetto di muffa bianco-grigiastra (vedi foto), gli acini tendono a necrotizzarsi sulle zone colpite causando deformazioni e diminuzione dell’accrescimento rispetto alle zone sane, questo causa delle rotture che predispongono all’infezione da parte di Botrytis cinerea, Penicillium e Aspergillus ecc. I tralci colpiti da fungo durante la fase erbacea presentano vaste zone necrotiche simili a macchie irregolari di colore scuro simili ad imbrunimenti che determinano un tralcio più debole, scarsamente lignificato e soggetto a rotture meccaniche. Se il fungo dell’oidio colpisce le gemme, i germogli che ne scaturiranno saranno atrofici e deformi.

Ciclo biologico

L’oidio della vite può svernare come micelio svernante nelle gemme infette, o come cleistoteci (corpo fruttifero che contiene spore sessuate, le ascospore). Nel ciclo biologico del mal bianco le infezioni dovute alle ascospore iniziano in seguito all’apertura dei cleistoteci, in genere questa avviene in coincidenza con il germogliamento ed è fortemente influenzato dalla temperatura e dall’umidità. In condizioni climatiche adeguate le ascospore germinano producendo il micelio (visibile come muffa bianca) e iniziano l’infezione nutrendosi del contenuto delle cellule dell’ospite. Successivamente dal micelio si formano i rami conidiofori i quali portano conidi (strutture riproduttive) che daranno inizio alle successive infezioni. Le infezioni da micelio svernante sono indipendenti dall’umidità, mentre restano importanti le temperature per le quali tra i 22 e 28 °C si ha la massima attività di germinazione dei conidi dell’oidio.

Lotta

La lotta biologica, come per gli altri Oidi, è principalmente attraverso l’utilizzo di zolfo e di altri composti come i bicarbonati di sodio e potassio e l’utilissimo micete Ampelomyces quisqualis conosciuto antagonista di vari agenti di mal bianco. Con i bicarbonati bisogna fare attenzione alla possibilità di creare delle ustioni fogliari se applicati a dosi troppo elevate e sono comunque da considerare prodotti coadiuvanti in quanto da soli non sono in grado di contenere l’infezione. Anche i silicati di sodio e potassio sono utilizzati per il controllo dell’oidio. La loro azione si esplica nel formare una protezione meccanica alla penetrazione del patogeno anche attraverso all’irrobustimento delle cellule della foglia. Alcune pratiche agronomiche, seppure non risolutive, possono aiutare a diminuire i danni, tra queste ricordiamo le concimazioni azotate equilibrate e forme di allevamento che permettano un buona aereazione, altri interventi devono puntare alla riduzione dell’inoculo del patogeno, attraverso l’eliminazione con la potatura verde dei germogli colpiti e con la potatura invernale dei tralci colpiti. Una buona strategia prevede l’uso dello zolfo, combinando i trattamenti lì dove è possibile con i silicati o i bicarbonati e alternando i trattamenti con lo zolfo con l’Ampelomyces quisqualis (non utilizzare Ampelomyces quisqualis in miscela con lo zolfo e a distanza inferiore di 5 giorni dal trattamento con questo). La cura contro l’oidio della vite non è mai risolutiva se si è in presenza di cultivar di vite suscettibili o in zone di coltivazione svantaggiate. L’utilizzo di cultivar tolleranti è la miglior difesa in agricoltura biologica contro questa patologia vegetale

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *