Peronospora Della Vite

Plasmopara viticola è l’agente causale della peronospora della vite che causa una tra le più pericolose malattie in viticoltura. In agricoltura biologica è molto difficile da contenere se non si adottano tutte le misure preventive. Sintomi, danno, trattamenti e cura della peronospora della vite

 

Piante ospiti: Vite

Identificazione e danno

La Peronospora della Vite è un Oomycetes  (è stato considerato un fungo per molto tempo, oggi è inserito nel regno dei Chromista), ed è considerata una tra le malattie più pericolose della Vite ed è causata dal microrganismo Plasmopara viticola. Il patogeno attacca foglie, germogli, fiori e frutti. La sintomatologia risulta piuttosto caratteristica, sulla pagina superiore delle foglie è possibile osservare delle macchie più o meno tondeggianti giallastre e traslucide (vedi foto), queste vengono comunemente definite “macchie d’olio”. Sulla pagina inferiore delle foglie in corrispondenza della macchia d’olio si osserva una muffa bianca, composta dagli organi di riproduzione asessuata del patogeno. In fine le macchie necrotizzano. In rari casi, è  possibile la comparsa della muffa bianca senza la presenza della macchia d’olio o viceversa. In altri casi l’attacco sulle foglie può essere di tipo a mosaico con piccole macchie gialle sparse sulla foglia che successivamente necrotizzano, questa sintomatologia è tipica di attacchi tardivi a fine state sulle foglie più vecchie. Le infiorescenze colpite vengono ricoperte di muffa bianca, che può evolvere nella necrosi dell’intera infiorescenza, in altri casi comporta la deformazione del solo apice che si curva ad uncino e assume una colorazione bruna, per essere successivamente ricoperto di muffa bianca. Dopo l’allegagione il patogeno comincia ad attaccare i giovani acini, in questo caso si parala di peronospora larvata, che si manifesta con imbrunimenti, disidratazione e disseccamento dei singoli acini senza che si sviluppi la classica muffa bianca.

Ciclo biologico

Il patogeno sverna come spora sessuata (Oospora), all’interno dei residui colturali (foglie) caduti a terra. La germinazione delle oospore avviene a primavera quando sussistono determinate condizioni che sono comunemente conosciute come la regola dei tre dieci: temperatura di almeno 10°C, 10 mm di pioggia nelle ultime 48 ore e 10 cm di sviluppo dei germogli. La germinazione comporta la produzione di zoosporangi (strutture a forma di sacco) contenenti all’interno zoospore (spore asessuate e flagellate, in grado di muoversi). Le zoospore trasportate sulle foglie da acqua e vento raggiungono gli stomi muovendosi grazie ai flagelli attraverso un velo d’acqua, qui germinano e ha così inizio l’infezione primaria. Le zoospore germinando producono un micelio che invade gli spazi intercellulari, dove differenzia delle strutture dette austori le quali rappresentano l’organo attraverso il quale il patogeno si nutre delle cellule della pianta. Mentre si nutre la peronospora della vite produce nella pagina inferiore della foglia dei rami conidiofori (muffa bianca) che producono conidi o spore agamiche che germinando costituiranno l’infezione secondaria. Questo processo va avanti per tutta l’estate fino a circa 15 cicli infettivi. In autunno il patogeno differenzia gli organi sessuali maschili (anteridio) e femminili (oogonio) dai quali si origineranno le oospore svernanti.

Lotta

I mezzi di difesa agronomici non sono affatto risolutivi, ma vista la pericolosità della malattia aiutano a contenere i danni. Le pratiche agronomiche più utili per ridurre la peronospora della vite  risultano essere:

-l’eliminazione di vigneti abbandonati per ridurre l’inoculo del patogeno nell’ambiente di coltivazione,

-una corretta potatura e adeguate forme di allevamento contribuiscono alla riduzione dell’umidità all’interno della chioma e quindi acreare condizioni ambientali meno favorevoli alla pernospora,

-equilibrate concimazioni azotate evitano una eccessiva vigoria e quindi una più facile gestione della chioma,

-scelta adeguata del luogo di impianto evitando zone a ristagno idrico,

-per quanto possibile l’eliminazione dei residui colturali per ridurre l’inoculo svernante,

La premessa per l’intervento con sali di rame è rappresentata dall’instaurarsi delle condizioni favorevoli al patogeno (regola dei tre dieci) il che fa scattare trattamenti ad intervalli regolari di 7/10 giorni con i sali di rame. Allo stato attuale l’unica cura efficace in lotta biologica rimane l’uso del rame utilizzato in forma preventiva coadiuvato da altri prodotti. Gli altri prodotti utilizzabili nella lotta alla peronospora sono i peptidati di rame (attenzione alla fitotossicità) e il silicato di sodio. In letteratura viene riportata anche l’efficacia del batterio antagonista Bacillus subtilis di cui in Italia esistono dei formulati commerciali.

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