Rogna dell’Olivo, sintomi e cura

La rogna dell’olivo è una malattia causata dal batterio Pseudomonas savastanoi che in caso di forti infestazioni può causare gravi danni. In questa scheda tecnica vedremo i sintomi della malattia e come curarla in agricoltura biologica

 

La rogna dell’olivo è una malattia causata dal batterio Pseudomonas savastanoi  pv. savastanoi che attacca l’olivo e l’oleandro. Si tratta di un batterio che genera notevoli danni in caso di forti infezioni. Un attacco precoce in fase vivaistica può comportare la morte della pianta. Nonostante la sua pericolosità è impossibile distruggere completamente questa malattia, per i motivi che vedremo più avanti.  Tipicamente i sintomi della rogna si manifestano su rami e branche, raramente vengono attaccate le radici. I sintomi  risultano ben visibili e tipici, essendo costituiti da protuberanze tumorali tondeggianti o allungate di dimensioni variabili da pochi millimetri a diversi centimetri e caratterizzati da una superficie irregolare. Tali escrescenze comportano squilibri fisiologici per la pianta, deperimento generale e nei casi più gravi questi portano lentamente a morte la pianta. Se la rogna attacca il peduncolo del frutto, si ha anche la perdita prematura della produzione.

Ciclo biologico dello Pseudomonas savastanoi

L’attività del batterio Pseudomonas savastanoi è favorita da temperature miti ed elevata umidità. Il batterio non è in grado di penetrare attivamente nei tessuti della pianta, quindi si avvale di ferite o aperture di qualsiasi tipo per invadere la pianta. Particolarmente temute sono le gelate tardive che causano microferite dalle quali il batterio si insedia. Pseudomonas savastanoi può essere trasmesso anche attraverso vettori come la mosca dell’olive (vedi qui). Inoltre la pioggia può favorire la diffusione del batterio nell’oliveto con la sua azione di disseminazione dei batteri già presenti. Una volta raggiunta un’apertura, il batterio si diffonde nella pianta attraverso il flusso linfatico e la malattia si manifesterà dopo un periodo di incubazione variabile da uno a qualche mese. Una volta penetrato il batterio, lo Pseudomonas savastanoi stimola la pianta di olivo attraverso la produzione di ormoni alla produzione incontrollata di cellule vegetali, formando le caratteristiche escrescenze o tumori che caratterizzano questa malattia. E’ chiaro che per queste caratteristiche, l’idea di distruggere la rogna o eliminarla completamente non è fattibile. In un oliveto quindi la presenza della rogna si deve mantenere sotto la soglia più bassa possibile attraverso i trattamenti e le buone pratiche agronomiche.

Lotta e cura della rogna

Per la cura contro la rogna dell’olivo non serve comprare libri o manuali come propongono alcuni siti internet. Il problema della rogna si controlla applicando i principi di fitoiatria che ogni buon fitopatologo conosce bene. Non c’è nessun segreto da rivelare comprando materiale o prodotti magici, ci sono solo da eseguire le buone pratiche fitoiatriche. Unica premessa, la rogna dell’olivo non si può debellare al 100%, ma l’agricoltore ci deve convivere e tenerla sotto la soglia di danno.  La lotta biologica prevede accorgimenti agronomici e trattamenti con sali di rame (vedi qui). I rimedi agronomici prevedono la disinfezione dei materiali per la potatura e la raccolta con benzalconio cloruro o Sali di ammonio quaternario (questi non corrodono gli attrezzi) oppure disinfettarli alla fiamma. In alternativa si può utilizzare l’ipoclorito di sodio (candeggina). I residui di potatura con presenza di rogna dell’ulivo vanno possibilmente distrutti con il fuoco o allontanati dall’oliveto. La cura agronomica inoltre consiste nell’applicare mastice protettivo sui grossi tagli di potatura. Una strategia di lotta efficace prevede anche di effettuare la potatura subito dopo la raccolta. Infatti pratica dellaraccolta causa delle ferite e microlesioni pericolose che vanno subito controllate con un trattamento. Se dopo pochi giorni dalla raccolta si interviene con la potatura, il trattamento da effettuare diviene quindi uno solo, con l’uso di idrossido o ossicloruro di rame. Se invece tra le due operazione passano più di 48 ore, si dovrà intervenire con un intervento alla fine di ogni operazione. Se si esegue questa strategia basterà un secondo trattamento (solfato di rame) alla ripresa vegetativa (marzo-aprile) per contenere il batterio. Inoltre per la cura è importante trattare tempestivamente dopo eventi atmosferici avversi come grandine, forti venti e gelate tardive con un idrossido di rame (vedi qui). Inoltre è stato dimostrato che concimazioni eccessive, specialmente quelle azotate favoriscono la diffusione del batterio. È quindi importate non esagerare con la nutrizione minerale su olivo con con presenza di rogna dell’olivo. Tali operazioni di contenimento del batterio della rogna in agricoltura biologica sono identiche a quelle in agricoltura convenzionale, essendo il rame l’unico prodotto disponile per i trattamenti. 

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