In perfetto stile ColtivoBio analizziamo in modo professionale le strategie di lotta contro questo insetto. Troverai la mia personale esperienza di lotta contro l’altica, maturata nel corso degli anni che ti aiuterà a prendere le decisioni giuste evitando le classiche soluzioni casalinghe o poco efficaci che vengono propinate online.
Identificazione e danno dell’altica
L’altica è un coleottero della famiglia Chrysomelidae, di piccole dimensioni (2–3 mm di lunghezza), di colore nero lucente con riflessi metallici blu o verdi (vedi foto sotto). Gli adulti presentano antenne filiformi e zampe posteriori particolarmente sviluppate, che permettono loro di saltare rapidamente se disturbati (da qui il soprannome pulce di terra o pulcione).
Le larve sono allungate, di colore biancastro con capo bruno, e vivono nel terreno dove si cibano delle radici delle piante ospite.

Esistono diverse specie di altica le più comuni sono Phyllotreta atra, Phyllotreta vittata e Phyllotreta nigripes, tutte hanno il medesimo ciclo biologico e generano danni simili.
Il danno è determinato dall’azione trofica degli adulti che si nutrono delle foglie provocando tipiche erosioni circolari (vedi foto sotto) particolarmente evidenti su rucola, cavoli e ravanelli, mentre su piante con forte presenza di cera il danno si manifesta sui bordi fogliari con lesioni superficiali che generalmente non determinano la foratura della lamina fogliare. Il danno su piante adulte è di tipo estetico e ne compromette la vendita.

Sulle piantine giovani invece questo danno può portare a crescita rallentata, avvizzimento e, nei casi gravi, morte della pianta.
Nelle colture a semina diretta i danni possono essere particolarmente gravi durante la fase di emergenza (germinazione).
Predilige le piante della famiglia Brassicaceae (cavoli, rape, ravanelli, senape, colza), e chenopodiacee come le bietole e talvolta gli spinaci. Può attaccare anche altre specie orticole e spontanee della stessa famiglia.
Ciclo biologico
Svernamento: gli adulti svernano nascosti sotto residui colturali, erbacce o in strati superficiali del suolo. Il luogo principale di svernamento sono i margini coltivati come siepi e fossi.
Primavera: con temperature >10 °C gli adulti riprendono l’attività e iniziano a nutrirsi delle giovani foglie, provocando i primi danni.
Oviposizione: le femmine depongono le uova in prossimità delle radici delle giovani piante.
Larve: si nutrono delle radici delle piante ospite ma generalmente il loro danno è facilmente sopportato dalle piante e non determina particolari problematiche.
Pupazione: avviene nel terreno.
Generazioni: generalmente da 1-2 generazioni l’anno a seconda del clima e della disponibilità di ospiti.
Prevenzione e agronomia
- Eliminazione delle infestanti ospiti (crucifere spontanee) vicino alle coltivazioni. Anche se questa pratica non è particolarmente ecosostenibile. In alternativa si possono effettuare sfalci drastici di vegetazione spontanea nei periodi di inizio presenza dell’Altica.
- Semine scalari per ridurre la concentrazione di danno. In aggiunta si può trattare con insetticida la semina che mostra maggiore presenza di insetto così da concentrare i trattamenti su poche parcelle.
- Irrigazioni frequenti nelle prime fasi per rendere il microclima meno favorevole agli adulti. L’altica invece è favorita da clima a caldo e secco.
- Utilizzo di piante esca. Si possono coltivare attorno alle parcelle rafano e rucola, piante particolarmente attrattive su cui si concentreranno il maggior numero di altiche. Ricordarsi a fine raccolta di distruggere accuratamente i residui culturali di queste piante.
- Utilizzo di barriere fisiche. Soprattutto sotto serra è possibile installare delle reti a maglie fine e tipo anti-insetto alte non meno di 60 cm a protezione delle entrate, o poste lungo i fossi. In questo modo si previene l’ingresso dell’altica svernante verso le coltivazioni. Altra possibilità è quella di installare del tessuto non tessuto (tipo questo) subito dopo la semina o il trapianto. Se posizionato prima dell’arrivo degli adulti di altica protegge al 100%, lasciando alla pianta la possibilità di superare la fase iniziale di crescita, quella più soggetta agli attacchi.
- L’utilizzo delle rotazioni culturali che viene consigliato in molti siti internet è quasi del tutto inefficace perché l’altica sverna nei fossi e sugli incolti ed è piuttosto mobile, quindi le rotazioni culturali devono essere fatte su ampie superfici e prive di rifuggi naturali per l’altica, cosa alquanto difficile non avere degli incolti nei paraggi.
- È importante per piante soggette agli attacchi far superare la fase iniziale che va dalla germinazione all’emissione delle prime foglie vere nel più breve tempo possibile. Irrigazione, concimazione e biostimolanti aiutano la pianta a svilupparsi rapidamente e a superare velocemente il periodo di maggiore rischio.
Controllo biologico
- L’utilizzo di insetticidi è richiesto quando l’attacco sfugge al controllo. I principi attivi da utilizzare sono il piretro (vedi qui) e l’azadiractina (detto anche olio di Neem). Il piretro ha un’azione rapida ed abbattente mentre l’azadiractina funziona principalmente come repellente sugli adulti di altica. In ogni caso in è buona norma applicare il l’azadiractina in modo preventivo in caso di forti rischi d’infestazione.
- L’altica è predata da alcuni nemici naturali, ma la loro presenza in campo, anche se incentivata con le buone pratiche agricole, non è in grado di contenere l’attacco dell’altica.
Insetticidi e soluzioni Bio utilizzabili contro l’altica
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