La tentredine del susino è generalmente considerata un fitofago secondario. In determinate condizioni, soprattutto nei frutteti biologici dove l’impiego di insetticidi è limitato, può però diventare un problema serio e causare elevate perdite di produzione a causa della cascola dei giovani frutti.
Le specie principali che attaccano il susino appartengono al genere Hoplocampa e sono:
- Hoplocampa minuta
- Hoplocampa flava
- Hoplocampa fulviicornis
Le larve delle tre specie sono molto simili tra loro dal punto di vista biologico e del danno causato. Il riconoscimento preciso può risultare difficile senza analisi specialistiche o molecolari.

Che cos’è la tentredine del susino
La tentredine è un piccolo imenottero simile a una minuscola vespa o mosca. Gli adulti compaiono in primavera in concomitanza con la fioritura del susino. Tra le specie presenti, Hoplocampa flava è una delle più comuni e meglio studiate.
Gli adulti vivono circa 14 giorni e si nutrono di polline e nettare dei fiori del susino. Dopo l’accoppiamento, la femmina inizia la deposizione delle uova circa 2-3 giorni più tardi, generalmente quando i fiori sono completamente aperti oppure iniziano a imbrunire.
Ogni femmina può deporre fino a 50 uova.
Sintomi e danni della tentredine
Il danno è causato esclusivamente dalla larva. Dopo la schiusa, la giovane larva penetra rapidamente nei piccoli frutticini appena allegati scavando gallerie interne.
Le larve più giovani si nutrono inizialmente della polpa, mentre gli stadi più avanzati, arrivano ad alimentarsi direttamente a carico del nocciolo.
Una singola larva può danneggiare più frutti consecutivamente spostandosi da un frutticino all’altro.
I sintomi tipici sono:
- piccoli fori sui frutti;
- presenza di rosura;
- cascola precoce delle susine;
- frutti deformati o svuotati internamente.
Le larve emanano inoltre un caratteristico odore molto intenso, simile a quello della cimice, elemento piuttosto tipico della tentredine.
In molti casi il coltivatore osserva semplicemente una forte caduta dei piccoli frutti dopo la fioritura senza individuare immediatamente il vero responsabile.
Identificazione del danno
Il danno causato dalla tentredine del susino è generalmente facile da riconoscere. I frutticini colpiti presentano infatti un foro piuttosto evidente attraverso il quale la larva espelle gli escrementi. Questo rende i frutti infestati facilmente identificabili già nelle prime fasi dell’attacco.
Aprendo il frutto è possibile osservare all’interno la larva, che può raggiungere dimensioni di circa 8-9 mm. La polpa interna appare quasi completamente svuotata, mentre la parte restante si presenta umida, degradata e talvolta appiccicosa.
Una volta completato il proprio sviluppo e dopo essersi nutrita a sufficienza della polpa e del nocciolo, la larva abbandona il frutto e si lascia cadere al suolo dove si interra per l’impupamento.
Ciclo biologico
Il periodo larvale dura circa 33 giorni. Una volta completato lo sviluppo, le larve cadono al suolo e si interrano formando un bozzolo nel terreno.
La maggior parte delle larve trascorre l’inverno nel suolo all’interno del bozzolo e si impupa la primavera successiva, generalmente circa tre settimane prima dello sfarfallamento degli adulti.
Una caratteristica molto interessante di questi insetti è che alcune larve possono rimanere nel bozzolo per due inverni consecutivi prima di completare lo sviluppo. Questa strategia biologica aumenta enormemente la capacità di sopravvivenza della popolazione.
Varietà più suscettibili
L’intensità dell’attacco sembra essere influenzata anche dall’epoca di fioritura della varietà di susino. Le varietà che fioriscono in epoca intermedia risultano spesso più colpite rispetto a quelle molto precoci o tardive.
Monitoraggio
Il monitoraggio è fondamentale perché la finestra utile per intervenire è molto breve.
Le trappole cromotropiche bianche sono uno degli strumenti più efficaci per controllare la presenza degli adulti prima della fioritura. In particolare possono essere utilizzate per monitorare i voli pre-fiorali e valutare il rischio di infestazione.
Il monitoraggio precoce è estremamente importante perché i trattamenti diventano molto meno efficaci una volta che le uova sono state deposte e soprattutto quando le larve penetrano nei frutticini.
Controllo della tentredine
La tentredine del susino è un fitofago particolarmente temibile in agricoltura biologica, dove la limitata disponibilità di insetticidi efficaci può favorire lo sviluppo di infestazioni significative. Nelle coltivazioni convenzionali, invece, i danni sono generalmente contenuti e l’insetto è spesso considerato un fitofago secondario, poiché viene controllato indirettamente dai trattamenti insetticidi effettuati contro altre avversità.
In agricoltura biologica i mezzi di difesa autorizzati sono limitati. Tra i principi attivi utilizzabili ricordiamo il piretro (vedi qui), un insetticida ad ampio spettro caratterizzato però da una persistenza piuttosto ridotta. Anche lo spinosad (vedi qui) può esercitare un’attività nei confronti delle tentredini; sebbene non sia specificamente autorizzato per questo impiego, la sua applicazione contro altri insetti bersaglio può contribuire indirettamente al contenimento della tentredine grazie a un effetto collaterale.
Uno dei problemi principali è che il momento ideale per il trattamento coincide spesso con la fioritura o immediatamente prima, ma durante la fioritura gli insetticidi non devono essere applicati per proteggere gli insetti impollinatori.
Una possibile strategia interessante consiste anche nell’applicazione di nematodi entomopatogeni nel terreno alcune settimane dopo la caduta delle larve. L’efficacia sembra promettente, specialmente in presenza di terreno caldo e umido, anche se il costo del trattamento può essere elevato e il corretto tempismo è fondamentale.

