L’oidio della vite è una delle malattie fungine più difficili da gestire. Quando l’infezione sfugge al controllo e raggiunge il grappolo, il recupero diventa molto più complesso e richiede una conoscenza approfondita del comportamento del fungo e dei prodotti disponibili.
Sebbene questo sia un blog dedicato principalmente all’agricoltura biologica, in questo articolo faremo riferimento anche ai fungicidi di sintesi impiegati in agricoltura convenzionale. Lo scopo non è promuovere una specifica strategia di difesa, ma comprendere come le diverse categorie di fungicidi agiscono sulla pianta e perché alcune risultano più efficaci di altre in determinate situazioni. Conoscere questi meccanismi permette di interpretare meglio anche le possibilità e i limiti della difesa biologica.
Prima di affrontare le strategie di recupero, è fondamentale capire come si sviluppa l’oidio e perché, una volta insediatosi sul grappolo, diventa molto più difficile da controllare.
📷 Esperienza diretta e foto originali dal campo
Questo articolo nasce dalla mia esperienza professionale e dalle osservazioni effettuate direttamente in campo. Le immagini sono fotografie originali scattate personalmente durante le attività di monitoraggio e mostrano casi reali, sintomi e problematiche osservati direttamente sulle colture.
Perché l’oidio del grappolo è così difficile da fermare
Abbiamo già pubblicato una scheda tecnica completa dedicata all’oidio della vite (vedi qui). In questo articolo ci concentreremo invece su un aspetto molto specifico: come controllare l’oidio quando ha già attaccato il grappolo. Se conosci già la biologia di questo fungo e le strategie generali di difesa, puoi proseguire direttamente con la lettura.
Dal punto di vista tecnico, controllare l’oidio sulle foglie è relativamente semplice. Oggi sono disponibili numerosi fungicidi in grado di bloccare efficacemente lo sviluppo del fungo sulle parti verdi della vite. Il problema nasce quando l’infezione raggiunge il grappolo, dove l’efficacia dei prodotti fitosanitari tende a diminuire sensibilmente.

Le foglie rappresentano il principale serbatoio di inoculo dell’oidio. È qui che il fungo produce grandi quantità di conidi, responsabili delle infezioni secondarie che successivamente raggiungono il grappolo. Quest’ultimo diventa particolarmente sensibile subito dopo la fioritura, generalmente dalla fase di grano di pepe. Anche un numero molto ridotto di conidi può essere sufficiente per dare origine all’infezione e questi possono provenire sia dalle foglie dello stesso vigneto sia da vigneti vicini, trasportati dal vento.
Non bisogna inoltre pensare che l’assenza di sintomi sulle foglie significhi necessariamente assenza della malattia. Le infezioni iniziali possono essere estremamente difficili da individuare durante i normali controlli di campo e possono essere presenti piccole colonie fungine apparentemente invisibili, già in grado di produrre nuovi conidi.

Perché il grappolo è più difficile da proteggere
La maggior parte dei fungicidi antioidici è progettata per lavorare sulle parti verdi della pianta.
I fungicidi di contatto rimangono sulla superficie vegetale e richiedono una copertura molto accurata. Con bassi volumi di acqua o con atomizzatori poco efficienti è frequente che la pagina inferiore delle foglie venga raggiunta solo parzialmente. L’impiego di elevati volumi di distribuzione oppure di atomizzatori pneumatici permette generalmente di migliorare la copertura.
Esistono poi fungicidi traslaminari, capaci di attraversare la lamina fogliare e proteggere anche il lato opposto della foglia, fungicidi citotropici che penetrano nei primi strati cellulari risultando meno sensibili al dilavamento e fungicidi sistemici che si distribuiscono nei tessuti della pianta.
È però importante ricordare che il termine “sistemico” non identifica un comportamento identico per tutti i principi attivi. Alcuni presentano una sistemia limitata, altri una mobilità maggiore; alcuni proteggono anche la vegetazione in accrescimento, mentre altri rimangono confinati ai tessuti già sviluppati.
La maggior parte dei fungicidi sistemici si muove prevalentemente attraverso lo xilema, seguendo il flusso della linfa grezza verso gli organi in attiva crescita. I grappoli sono invece organi molto meno attrattivi rispetto ai giovani germogli e alle foglie in espansione. Per questo motivo molti fungicidi sistemici raggiungono gli acini in quantità inferiori rispetto alle parti vegetative, riducendo la loro efficacia nel controllo dell’oidio sul grappolo.
Una delle principali eccezioni è rappresentata dai fosfonati, come il fosetil-alluminio, che una volta trasformato in acido fosfonico è in grado di muoversi sia nello xilema sia nel floema, distribuendosi più ampiamente all’interno della pianta.
Un’altra caratteristica da considerare nella scelta dei fungicidi è la loro affinità con le cere cuticolari degli acini. Alcuni principi attivi aderiscono meglio alla cuticola cerosa del grappolo (es. Trifloxistrobina), rimanendo più a lungo sulla superficie e garantendo una maggiore persistenza d’azione.

Come intervenire quando l’oidio è presente sul grappolo
Quando l’oidio interessa il grappolo, la priorità è fare in modo che il fungicida raggiunga direttamente gli acini.
Una corretta gestione della chioma, con una sfogliatura della fascia grappolo dove il clima lo consente, permette di aumentare sensibilmente la quantità di prodotto che raggiunge gli acini. Nei climi particolarmente caldi questa pratica dovrà essere valutata attentamente per evitare scottature.
Anche la regolazione dell’atomizzatore è determinante. Nei casi in cui le foglie siano sostanzialmente sane e l’infezione interessi prevalentemente i grappoli, è possibile concentrare il trattamento esclusivamente sulla fascia grappolo. Successivamente sarà comunque opportuno alternare questi interventi con trattamenti completi della vegetazione, così da evitare nuove infezioni fogliari.
Questa strategia è particolarmente interessante nei grandi vigneti che lavorano abitualmente con bassi volumi di distribuzione. Ad esempio, un trattamento normalmente eseguito con 250 litri di acqua per ettaro può essere concentrato esclusivamente sulla fascia grappolo, ottenendo una copertura molto superiore rispetto alla distribuzione sull’intera vegetazione, senza aumentare la dose di principio attivo per ettaro.
Anche la qualità della bagnatura è fondamentale. La superficie degli acini è ricoperta da cere epicuticolari che tendono a respingere l’acqua. Quando consentito dall’etichetta dei prodotti utilizzati, l’aggiunta di un coadiuvante bagnante può migliorare la distensione della miscela sulla superficie degli acini, aumentando l’area effettivamente protetta.

La scelta del fungicida
Quando l’oidio è già presente sul grappolo è fondamentale utilizzare prodotti dotati di attività curativa e caratterizzati da una buona capacità di redistribuzione sul grappolo.
Un fungicida con attività curativa è in grado di arrestare lo sviluppo del micelio già presente e di eliminare anche le ife che si originano dai conidi nelle prime fasi della germinazione. Per questo motivo, subito dopo l’applicazione svolge contemporaneamente un’azione curativa e preventiva.
La durata della protezione preventiva dipende però dalla permanenza della molecola sulla pianta. Finché la concentrazione del principio attivo rimane sufficientemente elevata, il fungicida continua a eliminare le nuove ife originate dai conidi che germinano successivamente. Quando invece la quantità di principio attivo diminuisce per degradazione, crescita della vegetazione o dilavamento, anche la protezione preventiva si riduce progressivamente.
Nelle situazioni più gravi è consigliabile associare un fungicida curativo a un prodotto preventivo di copertura.
Tra i fungicidi di sintesi sono da preferire molecole dotate di una buona capacità di redistribuzione in fase vapore ovvero che hanno potere fugante, (Fungicida che, dopo l’applicazione, libera una quota di principio attivo in fase vapore o gas, letteralmente questo gassifica) così da raggiungere anche le superfici del grappolo non direttamente bagnate dall’irrorazione. Alcuni esempi sono bupirimate, cyflufenamid, metrafenone, ecc.
La strategia può essere ulteriormente migliorata scegliendo prodotti con elevata affinità per le cere cuticolari del grappolo e, quando previsto dall’etichetta, aggiungendo un coadiuvante bagnante.
Strategia convenzionale
Quando l’oidio ha ormai colonizzato il grappolo non bisogna aspettarsi che un singolo trattamento sia sufficiente.
Nella pratica di campo è generalmente necessario programmare almeno un secondo intervento a distanza di circa sette giorni, utilizzando nuovamente un fungicida dotato di attività curativa e buona capacità di redistribuzione sul grappolo per fase gassosa (o vapore). È possibile impiegare la stessa molecola oppure alternarla con un diverso meccanismo d’azione per ridurre il rischio di selezionare ceppi resistenti.
Gli acini gravemente colpiti non sono recuperabili e andranno incontro a screpolature, rotture della buccia e successiva disidratazione. L’obiettivo del trattamento è quindi eliminare il più possibile il micelio presente e impedirgli di continuare a produrre nuovi conidi responsabili di ulteriori infezioni.
Dopo due trattamenti ben eseguiti è ragionevole aspettarsi un efficace controllo dell’infezione presente sul grappolo. Tuttavia, se le condizioni climatiche rimangono favorevoli, l’oidio può facilmente tornare a infettare gli acini rimasti sani.
Per questo motivo è consigliabile programmare un terzo trattamento dopo circa 10-14 giorni. In questa fase è generalmente sufficiente un fungicida preventivo e di contatto con lo scopo di proteggere gli acini non ancora colpiti.
Anche nella difesa convenzionale lo zolfo rappresenta un valido complemento ai fungicidi di sintesi. Grazie alla sua attività in fase vapore contribuisce a migliorare la protezione del grappolo raggiungendo anche superfici non direttamente bagnate dall’irrorazione. Tuttavia, quando l’oidio è già presente sui grappoli, l’impiego di fungicidi di sintesi dotati di attività curativa aumenta sensibilmente le probabilità di arrestare l’evoluzione dell’infezione rispetto all’utilizzo del solo zolfo.
In sintesi, una strategia di recupero efficace è generalmente costituita da:
- un fungicida con attività curativa e buona capacità di redistribuzione in fase vapore;
- un fungicida preventivo di copertura con elevata affinità per le cere cuticolari degli acini;
- un coadiuvante bagnante, quando previsto dall’etichetta, per migliorare la distribuzione della miscela sul grappolo.
Strategia in agricoltura biologica
In agricoltura biologica lo zolfo rimane il cardine della difesa contro l’oidio del grappolo e deve essere distribuito il più tempestivamente possibile.
Quando le attrezzature lo consentono, lo zolfo ventilato rappresenta generalmente la soluzione più efficace. Le particelle fini penetrano meglio all’interno del grappolo rispetto allo zolfo bagnabile e, grazie alla sublimazione, riescono a proteggere anche superfici difficilmente raggiungibili.
Nelle situazioni di forte pressione della malattia, lo zolfo dovrebbe costituire la base della strategia e può essere impiegato con intervalli ravvicinati, generalmente ogni 7 giorni.
Tra un trattamento e il successivo è possibile integrare altri prodotti autorizzati in agricoltura biologica, come il chitosano e i derivati COS-OGA. Queste sostanze rappresentano un valido supporto soprattutto dal punto di vista preventivo: contribuiscono a ostacolare la germinazione dei conidi e stimolano i meccanismi naturali di difesa della vite. È importante ricordare che tali meccanismi risultano efficaci soprattutto prima dell’infezione e non sono in grado di arrestare un attacco già ben sviluppato.
Ulteriori prodotti, come formulati a base di geraniolo, eugenolo o olio essenziale di arancio dolce, possono contribuire a completare la strategia di difesa. Devono però essere considerati strumenti complementari e non sostitutivi dello zolfo.
Anche il bicarbonato di potassio può essere impiegato nella difesa dall’oidio. Tuttavia, in presenza di una forte infezione del grappolo, la sua efficacia risulta generalmente inferiore a quella dello zolfo. A differenza di quest’ultimo non possiede attività in fase vapore e la sua persistenza sulla vegetazione è decisamente più limitata. Per questo motivo, nelle situazioni di elevata pressione della malattia, non dovrebbe rappresentare il prodotto principale della strategia di recupero.
In presenza di oidio sul grappolo, lo zolfo non dovrebbe mai essere escluso dal programma di difesa biologica. Tutti gli altri prodotti possono contribuire a rafforzare la strategia complessiva, ma rimangono strumenti di supporto rispetto al ruolo centrale svolto dallo zolfo.

