Il chitosano è un biopolimero naturale ottenuto dalla deacetilazione della chitina, un polisaccaride ampiamente diffuso in natura e presente soprattutto negli esoscheletri dei crostacei e nelle pareti cellulari di funghi e lieviti. Negli ultimi anni ha suscitato un interesse crescente nei settori dell’agricoltura, dell’enologia e della medicina grazie alle sue proprietà di biocompatibilità, biodegradabilità e assenza di tossicità.
Meccanismi d’azione del chitosano nella protezione delle piante
Il chitosano si distingue dagli altri agenti di biocontrollo per la sua natura di polisaccaride cationico e per la capacità di interagire sia con i patogeni sia con la pianta ospite. Questa duplice modalità d’azione lo rende uno strumento unico nella gestione delle malattie fungine, in particolare dell’oidio, e potenzialmente anche della peronospora.
Azione diretta sui patogeni
Il chitosano esercita un’azione antifungina attraverso diversi meccanismi. La carica positiva delle sue molecole si lega ai gruppi negativi presenti nelle membrane cellulari dei funghi, alterandone la permeabilità e causando la fuoriuscita dei componenti intracellulari. Inoltre, riduce la capacità di germinazione delle spore di Erysiphe necator (e di tutti gli oidi in generale) e delle zoospore di molti oomiceti. Quando applicato sulle superfici fogliari e sui grappoli, forma anche un film protettivo che ostacola la colonizzazione da parte dei patogeni.
In agricoltura biologica, può invece essere considerato una terza alternativa accanto al bicarbonato di potassio e allo zolfo, che attualmente rappresentano i principali mezzi di controllo dell’oidio, ma è anche argamente utilizzato In agricoltura convenzionale.
Azione indiretta: induzione delle resistenze
Oltre all’azione diretta, il chitosano è un potente elicitore delle difese della vite. Stimola i principali percorsi di segnalazione coinvolti nella risposta agli stress biotici, come quelli dell’acido salicilico, dell’acido jasmonico e dell’etilene. Favorisce la produzione di fitoalessine, tra cui il resveratrolo e altri stilbeni, composti con elevata attività antifungina.
Il chitosano promuove inoltre il rafforzamento delle pareti cellulari attraverso la deposizione di callosio e lignina e aumenta l’attività di enzimi legati alla difesa, come perossidasi, polifenolossidasi, glucanasi e chitinasi. L’attivazione delle difese locali si traduce infine in una risposta sistemica, che interessa anche i tessuti non trattati e garantisce una protezione più duratura.

Origine e disponibilità del chitosano
Il chitosano può essere ottenuto da diverse fonti, caratteristica che ne consente una buona flessibilità di utilizzo nei vari contesti produttivi, dall’agricoltura all’industria alimentare ed enologica.
Il chitosano di origine crostacei deriva dagli esoscheletri di granchi, gamberi e altri crostacei. È stato il primo a diffondersi su scala commerciale ed è supportato da un’ampia letteratura scientifica che ne conferma l’efficacia nel controllo dei patogeni vegetali.
Il chitosano di origine fungina, invece, viene estratto dalle pareti cellulari di funghi come Aspergillus niger, che rappresenta oggi una fonte di crescente interesse.
Il chitosano tal quale è classificato secondo la normativa europea come sostanza di base.
Utilizzo
Il chitosano deve essere utilizzato secondo le dosi riportate nell’etichetta del prodotto, generalmente si effettuano trattamenti ogni 7-10 giorni. Il prodotto deve essere ripetuto per almeno due o tre volte consecutive per generare l’effetto voluto. Il chitosano non ha capacità curativa.
I prodotti a base di chitosano o suoi derivati sono utilizzati anche in agricoltura professionale e convenzionale, specialmente in orticoltura. Un esempio significativo è rappresentato dalle coltivazioni di zucchine in serra, dove il chitosano e sui derivati è diventato uno dei prodotti di riferimento per la difesa dall’oidio, grazie all’assenza di tempi di carenza, caratteristica indispensabile per colture che richiedono raccolte giornaliere.
COS-OGA
Gli oligosaccaridi del chitosano vengono utilizzati per la sintesi di un principio attivo impiegato anche in agricoltura biologica, noto come COS-OGA. Questo composto è costituito da catene di oligosaccaridi derivati dal chitosano (COS) associate a oligogalatturonidi (OGA) ottenuti dalla degradazione delle pectine.
Il principio attivo così formulato risulta particolarmente efficace nel controllo delle malattie fungine, mantenendo le stesse caratteristiche di sicurezza e capacità del chitosano. Il COS-OGA è commercializzato come agrofarmaco regolarmente registrato in Italia ed è utilizzabile all’interno dei programmi di difesa integrata e biologica.
Formulazioni in commercio
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