L’ernia del cavolo, conosciuta in inglese come clubroot, è una delle più importanti malattie delle radici del cavolo e delle altre brassicacee. Colpisce cavolo, cavolfiore, broccolo, verza, cavoletti di Bruxelles e numerose brassicacee spontanee. È causata da Plasmodiophora brassicae, un microrganismo del suolo capace di sopravvivere per molti anni sotto forma di spore durevoli.
Se hai trovato un cavolo con radici deformate, molto ingrossate o ricoperte da galle, l’ernia del cavolo è una delle prime malattie da considerare. Le deformazioni riducono la capacità delle radici di assorbire acqua ed elementi nutritivi.

Sintomi dell’ernia del cavolo
Il sintomo più caratteristico è la formazione di ingrossamenti e deformazioni delle radici (vedi foto sopra). Le galle possono interessare sia la radice principale sia quelle secondarie e, nei casi più gravi, trasformare gran parte dell’apparato radicale in una massa irregolare e rigonfia (vedi foto sotto).
Sulla parte aerea si possono osservare crescita ridotta, ingiallimento delle foglie e appassimento, soprattutto durante le ore più calde. Inizialmente la pianta può recuperare durante la notte, ma con l’avanzare della malattia lo sviluppo viene fortemente compromesso.
Per questo, chi cerca informazioni su un cavolo con radici deformate o sulle malattie delle radici del cavolo dovrebbe considerare anche la presenza di Plasmodiophora brassicae.

Come avviene l’infezione
Il patogeno sopravvive nel terreno attraverso spore durevoli. Quando temperatura e umidità diventano favorevoli, queste germinano e liberano zoospore mobili, capaci di raggiungere e infettare i peli radicali.
Successivamente il microrganismo colonizza i tessuti interni della radice, provocando ipertrofia e iperplasia delle cellule vegetali. Il risultato è la formazione delle caratteristiche galle.
Quando le radici infette si degradano, nuove spore vengono liberate nel terreno.
Quanto sopravvive nel terreno?
Le spore di P. brassicae possono rimanere vitali per oltre 10 anni. Per questo una semplice rotazione di due o tre anni non è sufficiente a eliminare completamente il problema.
Una volta introdotta in un appezzamento, l’ernia del cavolo deve quindi essere gestita come una malattia di lunga durata.
Condizioni favorevoli
La malattia è favorita soprattutto da terreni umidi, poco drenanti e acidi, con temperature del terreno intorno a 20-25 °C.
La presenza di acqua nel terreno è particolarmente importante perché permette alle zoospore di muoversi e raggiungere le radici. Ristagni idrici e irrigazioni eccessive possono quindi aumentare il rischio di infezione.
I terreni acidi favoriscono generalmente la malattia, mentre valori prossimi alla neutralità o leggermente alcalini possono ridurne la gravità.
Come si diffonde
Il patogeno viene trasportato facilmente insieme alle particelle di terreno contaminato. Macchinari, attrezzi, pneumatici, calzature, acqua di drenaggio e piantine infette possono trasferire la malattia da un appezzamento all’altro.
Per questo è fondamentale evitare l’introduzione di terreno contaminato in aree sane.
Rotazione colturale
La rotazione con colture non appartenenti alle Brassicaceae permette di ridurre gradualmente la quantità di inoculo nel terreno.
Rotazioni di almeno quattro anni possono diminuire la pressione della malattia, ma non eliminano completamente il patogeno. Nei terreni fortemente infestati può essere necessario prolungare ulteriormente il periodo senza brassicacee.
È importante eliminare anche le brassicacee spontanee, che possono continuare a ospitare il patogeno.
Correzione del pH e gestione dell’acqua
Nei terreni acidi, l’applicazione di calce agricola può contribuire a ridurre l’incidenza della malattia aumentando il pH. L’intervento dovrebbe però essere basato su un’analisi del terreno, per evitare squilibri nutrizionali.
Anche una buona disponibilità di calcio può contribuire a creare condizioni meno favorevoli.
Un terreno ben drenato riduce inoltre il rischio di infezione. Particolare attenzione va prestata alle irrigazioni nelle prime settimane dopo il trapianto.
Varietà resistenti
L’utilizzo di cultivar resistenti è uno degli strumenti più efficaci. Tuttavia, esistono differenti patotipi di Plasmodiophora brassicae, quindi una varietà resistente in una determinata area può risultare suscettibile in un’altra.
La resistenza genetica dovrebbe quindi essere combinata con rotazione, gestione dell’acqua e correzione del terreno.
Controllo biologico e solarizzazione
Diversi microrganismi antagonisti, tra cui ceppi di Trichoderma e Bacillus, sono stati studiati per ridurre la severità dell’ernia del cavolo. I risultati possono però variare in funzione del ceppo, del terreno e della pressione del patogeno.
Anche la solarizzazione può contribuire a ridurre l’inoculo negli strati superficiali del terreno, soprattutto su superfici limitate, ma non è sufficiente da sola per eliminare completamente P. brassicae.
Come controllare l’ernia del cavolo
Non esiste un singolo trattamento capace di eliminare il patogeno da un terreno infestato. La strategia migliore consiste nel combinare rotazioni lunghe, controllo delle brassicacee spontanee, miglioramento del drenaggio, correzione del pH nei terreni acidi, varietà resistenti e pulizia delle attrezzature.
L’obiettivo è ridurre progressivamente il livello di inoculo e limitare i danni alle colture.

