Negli ultimi anni, l’impiego di microrganismi utili in agricoltura ha assunto un ruolo sempre più centrale nelle strategie di difesa e gestione del suolo. Tra questi, il genere Trichoderma rappresenta uno degli strumenti più efficaci e versatili per migliorare la salute delle piante e la fertilità biologica del terreno.
L’utilizzo professionale del Trichoderma non può però essere ridotto a una semplice applicazione di prodotto: richiede una comprensione approfondita dei meccanismi d’azione, delle condizioni ambientali e delle tecniche di impiego.
Cos’è il Trichoderma
Il Trichoderma è un fungo del suolo naturalmente presente in molti ecosistemi agricoli. Diverse specie (come T. harzianum, T. asperellum, T. virens) sono utilizzate come agenti di biocontrollo.
La sua efficacia deriva dalla capacità di:
- colonizzare rapidamente la rizosfera
- competere con patogeni fungini
- instaurare relazioni benefiche con le radici

Meccanismi di azione
L’attività del Trichoderma si basa su più meccanismi sinergici:
- Competizione
Occupa lo spazio e consuma risorse, limitando lo sviluppo dei patogeni. È un concetto molto semplice da spiegare: nel suolo non c’è spazio per tutti. Chi arriva prima, meglio si insedia. Se arrivano prima i funghi patogeni, avranno un vantaggio. Se invece arriva prima il Trichoderma, saremo noi ad avere un beneficio. - Micoparassitismo
Attacca direttamente altri funghi (es. Fusarium, Rhizoctonia, Pythium), degradandone le pareti cellulari. È un vero e proprio “killer”, si nutre di altri funghi e solo poche specie sono in grado di resistergli. - Produzione di metaboliti
Secrezione di enzimi e sostanze antifungine. Studi scientifici hanno dimostrato che questo fungo è in grado di produrre composti capaci di inibire la crescita di altri funghi. Di conseguenza, dove è presente il Trichoderma si sviluppa anche una componente chimica che limita la proliferazione di altri microrganismi, inclusi quelli patogeni. - Stimolazione della pianta
Induce miglioramento nella crescita e favorisce lo sviluppo radicale. Qui la situazione si fa leggermente più complessa, poiché sono diversi i meccanismi attraverso cui il Trichoderma svolge un ruolo di biostimolante (vedi qui). La sua presenza, infatti, è associata alla produzione di composti in grado di influenzare positivamente la fisiologia della pianta. Inoltre, questo fungo favorisce la trasformazione di sostanze presenti nel suolo, rendendole più facilmente assimilabili dalle radici.
Questo rende il Trichoderma non solo un mezzo di difesa, ma anche uno strumento di biostimolazione.
L’argomento Trichoderma è già stato trattato in un articolo specifico, più approfondito e di taglio tecnico-scientifico, basato anche sui miei studi universitari. Se desideri approfondire ulteriormente, ti invito a consultare il link qui sotto.

Applicazioni pratiche in agricoltura
In ambito professionale, il Trichoderma viene utilizzato in diverse modalità:
- Trattamento del suolo (pre-trapianto), generalmente eseguito con prodotti granulari o pellet.
- Concia delle radici. Si utilizzano prodotti in polvere o liquidi.
- Applicazione in fertirrigazione. Si utilizzano formulazioni liquide o al massimo polveri idrosolubili.
- Incorporazione nel substrato (vivai, colture in vaso). Generalmente eseguito con prodotti granulari o in polvere.
L’obiettivo principale è la colonizzazione precoce della rizosfera, fondamentale per ottenere risultati efficaci.
Tempistica e strategia
Uno degli errori più comuni è utilizzare il Trichoderma come intervento curativo.
In realtà, il suo impiego è prevalentemente preventivo, va applicato prima dell’insorgenza del patogeno.
Funziona meglio in condizioni di bassa pressione patogena.
Il timing è determinante: chi arriva tardi, spesso non vede risultati.
Fattori che influenzano l’efficacia
L’attività del Trichoderma dipende fortemente da:
- Temperatura del suolo. Come tutti i funghi lavora bene con temperature superiori ai 10 gradi.
- Umidità; anche qui essendo un essere vivente ha bisogno di umidità per attivarsi.
- Contenuto di sostanza organica. Il Trichoderma si colloca a metà tra il micoparassitismo e la crescita saprofita. In presenza di patogeni può nutrirsi a loro spese, mentre in loro assenza cresce tranquillamente sulla sostanza organica.
- Presenza di fitofarmaci incompatibili. I fungicidi più persistenti e ad ampio spettro possono avere un effetto deleterio sul Trichoderma. Le aziende produttrici mettono a disposizione tabelle di compatibilità che indicano il possibile impatto dei diversi fungicidi su questo microrganismo. In generale, tuttavia, la maggior parte dei fungicidi applicati sulla porzione aerea della pianta ha un effetto limitato sul Trichoderma presente nel suolo.

Esempi pratici di utilizzo del Trichoderma
Nel caso di colture in pieno campo, come la carota, è possibile applicare formulazioni granulari o in pellet, eventualmente abbinate a sostanza organica, distribuendole durante l’ultima lavorazione del terreno prima della semina. In questo modo si favorisce una colonizzazione precoce del suolo.
Nelle colture orticole trapiantate, il Trichoderma può essere applicato attraverso l’impianto di irrigazione subito dopo il trapianto. È importante, in questo caso, utilizzare formulazioni idonee, che non provochino l’intasamento dei filtri.
Un’altra strategia molto efficace consiste nell’utilizzo in vivaio: il Trichoderma può essere incorporato direttamente nel substrato di coltivazione, così da ottenere piantine già inoculate e pronte a beneficiare della sua presenza fin dalle prime fasi dopo il trapianto.
Spesso il Trichoderma viene impiegato in combinazione con le micorrize (vedi qui), altri funghi benefici che migliorano l’assorbimento dei nutrienti, in particolare del fosforo.
Infine, alcune formulazioni consentono l’applicazione anche sulla parte legnosa delle piante. È il caso, ad esempio, di prodotti utilizzati nel controllo delle malattie del legno della vite, dove il trattamento viene effettuato subito dopo la potatura. In questi casi è fondamentale che le condizioni ambientali, in particolare la temperatura, siano adeguate per permettere l’attivazione del Trichoderma.
Le modalità di applicazione sono numerose e diversificate; per questo è sempre opportuno fare riferimento all’etichetta del prodotto commerciale, che fornisce indicazioni specifiche per i diversi utilizzi.
Errori comuni
Utilizzo come “prodotto miracoloso”, ha i suoi limiti, per questo bisogna utilizzarlo in modo corretto, in modo da incrementare le possibilità di successo.
Applicazione tardiva, No, il Trichoderma non è un prodotto da “piano B”. Per sua natura è lento ad insediarsi e, se i patogeni arrivano prima, possono causare danni con ripercussioni negative sulla coltivazione.
Condizioni ambientali sfavorevoli. Almeno 10 gradi di temperatura e terreni con un minimo di sostanza organica.
Aspettative immediate. Come già detto, il Trichoderma ha bisogno di tempo per insediarsi. Possono verificarsi situazioni in cui, nonostante gli sforzi, fatica ad adattarsi: in fin dei conti si tratta di un organismo vivente. Le variabili che possono influenzarne l’efficacia sono molte; tuttavia, nella stragrande maggioranza dei casi, se applicato correttamente secondo queste linee guida, è in grado di produrre effetti positivi.
Un’ultima considerazione
Si possono distinguere due principali categorie: da un lato il Trichoderma registrato come agrofarmaco, dall’altro formulazioni inserite in concimi, ammendanti o biostimolanti.
Nel primo caso si tratta di veri e propri agrofarmaci, registrati e dotati di etichetta approvata dal Ministero. Questi prodotti offrono generalmente maggiori garanzie, in quanto il produttore è tenuto a rispettare standard qualitativi ben definiti e a dimostrarne l’efficacia.
La seconda tipologia, invece, non è registrata come fungicida e non può quindi riportare in etichetta indicazioni specifiche di controllo dei patogeni. Questi prodotti vengono commercializzati facendo riferimento alla loro capacità di migliorare l’attività fisiologica della pianta e di stimolarne le difese naturali.
Di conseguenza, non possono dichiarare esplicitamente un’azione diretta contro i patogeni, anche se nella pratica contribuiscono al loro contenimento.
Per questa seconda categoria, l’efficacia dipende in larga misura dalla qualità del prodotto e dalla serietà dell’azienda produttrice, in particolare dalla capacità di fornire un materiale vitale e attivo al momento dell’applicazione.
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Nel video qui sotto è mostrato un esempio di come utilizzare il Trichoderma durante il trapianto del pomodoro.

