Capire dove fruttifica l’olivo è il primo passo per potare correttamente. Molti errori nascono proprio da qui: si eliminano rami che sembrano inutili, ma che in realtà rappresentano la parte produttiva della pianta.
L’olivo è una specie estremamente generosa, capace di produrre anche in condizioni non ottimali. Tuttavia, per ottenere una produzione costante e di qualità, è fondamentale riconoscere quali rami lasciare e quali eliminare.
I rami produttivi: deboli, penduli ed esterni
L’olivo fruttifica principalmente su:
- rami deboli
- rami penduli (con il peso delle olive tendo ad andare verso il basso)
- rami posti nella parte esterna della chioma
Questi rami sono generalmente giovani, un anno di età, e rappresentano la zona più attiva dal punto di vista produttivo.
Se osserviamo una branca, possiamo distinguere chiaramente:
- una struttura principale (branca primaria)
- rami secondari (dette secondarie), spesso più deboli e inclinati verso il basso. Ce ne sono diversi per ogni branca primaria (vedi immagine sotto)
Sono proprio questi ultimi, le secondarie con i loro piccoli rametti terminali, a portare la produzione.
Errore comune: eliminarli pensando che siano inutili o disordinati.

Il ciclo dei rami: da vegetativi a produttivi
Uno degli aspetti più interessanti dell’olivo è il continuo rinnovamento della vegetazione.
Un ramo giovane segue generalmente questo percorso:
- nasce come vegetativo (crescita vigorosa, spesso verso l’alto)
- con il tempo si indebolisce
- si piega verso l’esterno
- diventa produttivo
- infine si esaurisce
Questo significa che sulla chioma troviamo contemporaneamente su ogni branca secondaria:
- rami vegetativi (di rinnovo)
- rami misti (che vegetano e producono)
- rami produttivi (esterni e penduli)
- rami esauriti (interni, spogli)
È un vero e proprio ciclo continuo (vedi immagine sotto)


Struttura della chioma: esterno produttivo, interno esaurito
La produzione dell’olivo si concentra nella parte esterna della chioma, dove:
- arriva più luce
- i rami sono più giovani
- la vegetazione è più attiva
All’interno, invece, troviamo spesso:
- legno vecchio
- rami spogli
- strutture ormai esaurite
Queste parti possono essere eliminate senza problemi, perché non contribuiscono più alla produzione.
Come potare senza sbagliare
La potatura deve seguire una logica semplice ma fondamentale:
favorire il rinnovo senza compromettere la produzione.
In pratica:
- mantenere i rami deboli e penduli
- conservare i giovani rami che diventeranno produttivi
- eliminare il legno vecchio e improduttivo
- Eliminare i succhioni troppo vigosi e quelli che crescono nel centro della pianta
È importante non confondere alcuni rami vegetativi con i succhioni. Alcuni germogli inizialmente crescono verso l’alto, ma se inseriti su branche secondarie tenderanno col tempo a piegarsi e diventare produttivi. Tagliarli significa perdere produzione futura.
Gli errori più gravi
L’unico vero errore nella potatura dell’olivo è eliminare le strutture che porteranno produzione.
Questo accade quando si:
- eliminano i rametti penduli produttivi
- cimano i rami di un anno (quelli che produrranno l’anno successivo)
- rimuovono i rami vegetativi di rinnovo
In questi casi si compromette direttamente la produzione futura.
Il rinnovo della pianta e la luce
L’olivo è una pianta eliofila, che tende naturalmente a crescere alla ricerca della luce. In assenza di una gestione corretta, questo comportamento porta allo sviluppo di numerosi succhioni nella parte centrale della chioma, con conseguente chiusura del centro.
Quando si verifica questa condizione, la pianta tende progressivamente ad abbandonare le parti basse. I rami deboli e penduli inferiori, che rappresentano la porzione più produttiva, vanno incontro a un progressivo disseccamento, mentre la produzione si sposta verso l’alto.
Per evitare la perdita di vigore delle branche secondarie inferiori, è fondamentale intervenire aprendo il centro della chioma. Questo si ottiene eliminando i rami e i succhioni che crescono verso l’interno, favorendo così la penetrazione della luce.
L’apertura della chioma consente la formazione del cosiddetto “cono di luce”, che garantisce un’illuminazione costante anche alle parti basse della pianta. In queste condizioni, i rami inferiori rimangono attivi nel tempo e continuano a produrre nuova vegetazione e quindi produzione.
Al contrario, una chioma troppo fitta nella parte centrale induce la pianta a emettere numerosi succhioni vigorosi, nel tentativo di intercettare la luce nelle zone superiori. Questo comportamento porta a uno squilibrio vegetativo e a una progressiva perdita di produttività nelle zone più basse.

Vedi anche il video che spiega nel dettaglio ciò che è stato descritto in questa guida tecnica: https://youtu.be/4JRISqZqZXg

