Gli eriofidi comprendono diverse specie di acari estremamente piccoli che possono provocare una caratteristica bronzatura della vegetazione. Le foglie progressivamente perdono la normale colorazione verde e possono apparire bronzee, scure o apparentemente bruciate, sintomi che possono interessare una parte consistente della chioma quando la popolazione raggiunge livelli elevati.
📷 Foto originali dal campo
Le immagini presenti in questo articolo sono fotografie originali scattate personalmente durante attività di monitoraggio e osservazione in campo. I sintomi mostrati sono quindi riferiti a casi reali osservati direttamente sulle colture.

Sintomi e danni degli eriofidi sul susino
Gli eriofidi sono acari estremamente piccoli, generalmente lunghi soltanto pochi decimi di millimetro, praticamente impossibili da identificare correttamente a occhio nudo. Presentano un caratteristico corpo allungato e vermiforme e, a differenza della maggior parte degli altri acari, possiedono solamente due paia di zampe, localizzate nella parte anteriore del corpo. Per osservarli è necessario utilizzare una lente con un forte ingrandimento o, preferibilmente, uno stereomicroscopio o un microscopio. Molto spesso, quindi, la loro presenza viene inizialmente individuata attraverso i sintomi prodotti sulla vegetazione. Gli eriofidi si alimentano pungendo le cellule superficiali dei tessuti vegetali e sottraendone il contenuto. Sul susino, il danno interessa principalmente le foglie e provoca quella che viene chiamata rugginosità o bronzatura del susino. Nelle prime fasi dell’infestazione si può osservare una progressiva perdita della normale brillantezza della superficie fogliare. Successivamente le foglie assumono una caratteristica colorazione bronzea o rugginosa.

Con l’aumento della popolazione, le foglie assumono una caratteristica colorazione bronzea o scura, fino ad apparire bruciate.
Gli eriofidi si concentrano soprattutto sulla pagina inferiore delle foglie e vicino alle nervature.
Infestazioni elevate possono provocare deformazioni, ridotta espansione fogliare e filloptosi anticipata.
La bronzatura riduce la superficie fotosinteticamente efficiente, con possibili ripercussioni sulla crescita, soprattutto nelle piante giovani.
La diagnosi va distinta da stress idrico, caldo o fitotossicità e, quando possibile, confermata osservando direttamente gli acari.

Ciclo biologico e condizioni favorevoli
Gli eriofidi hanno un ciclo rapido e possono sviluppare numerose generazioni durante la stagione vegetativa. Svernano prevalentemente come femmine adulte, protette nelle gemme o nelle screpolature della corteccia.
Le popolazioni aumentano soprattutto in presenza di temperature elevate e clima caldo e asciutto. Il loro sviluppo è naturalmente limitato da organismi utili, in particolare dagli acari predatori.
L’uso di insetticidi ad ampio spettro, come i piretroidi, può eliminare i predatori e favorire indirettamente le infestazioni.
Attenzione anche al piretro naturale: pur essendo generalmente meno persistente rispetto ai piretroidi di sintesi, non è un prodotto selettivo e può comunque colpire organismi utili. Un utilizzo eccessivo può quindi contribuire ad alterare l’equilibrio biologico del frutteto e ridurre il controllo naturale degli acari fitofagi.

Monitoraggio e strategie di difesa
Il monitoraggio si basa principalmente sull’osservazione della vegetazione e sul campionamento delle foglie. È importante non attendere che la bronzatura interessi una parte consistente della chioma, perché quando il sintomo è ormai molto evidente il danno fogliare è già avvenuto.
La strategia di difesa è relativamente semplice e può basarsi principalmente sull’impiego di olio bianco minerale, prodotti siliconici e zolfo, quando autorizzati e utilizzati secondo le indicazioni previste.
L’olio bianco esercita prevalentemente un’azione fisica e può contribuire efficacemente alla riduzione della popolazione. Una buona bagnatura della vegetazione è fondamentale, proprio perché l’efficacia dipende dal contatto con gli individui presenti sulla superficie fogliare.
Anche i prodotti siliconici possono esercitare un’interessante azione fisica nei confronti degli eriofidi.
Lo zolfo, pur essendo utilizzato principalmente come fungicida, possiede una nota attività acaricida e può fornire un buon contributo al contenimento degli eriofidi. Nei programmi nei quali viene già utilizzato contro patogeni fungini può quindi esercitare contemporaneamente un’azione secondaria sulle popolazioni di questi acari.
Con oli minerali e zolfo è necessario prestare particolare attenzione alle temperature elevate, agli intervalli tra le applicazioni e alle indicazioni riportate sulle etichette, poiché un utilizzo non corretto può aumentare il rischio di fitotossicità.
Un altro prodotto utile è il sapone molle di potassio, che presenta un’azione simile a quella dell’olio bianco, anche se leggermente meno efficace, ma più sicuro in presenza di alte temperature.
Un ulteriore elemento della strategia è la conservazione dell’entomofauna utile, in particolare degli acari predatori. Tra questi, Amblyseius andersoni (Facilmente acquistabile online) può contribuire al controllo naturale delle popolazioni di eriofidi, nutrendosi anche di questi piccoli acari fitofagi.
Prodotti utili
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