La lebbra dell’olivo è una grave malattia fungina causata principalmente da Colletotrichum gloeosporioides (complesso di specie di Colletotrichum), che colpisce soprattutto le drupe, provocando perdite produttive e qualitative rilevanti, in particolare in annate favorevoli allo sviluppo del patogeno.

Sintomi e danni
I frutti infetti presentano depressioni scure dall’aspetto marcescente (vedi foto), spesso accompagnate da essudati aranciati (ammassi di conidi). Con l’evoluzione della malattia, le drupe:
- cadono prematuramente, riducendo la resa;
- oppure si disidratano e rimangono attaccate alla pianta, formando le cosiddette mummie.
I danni non sono solo quantitativi: la lebbra compromette gravemente la qualità dell’olio, aumentando acidità, difetti sensoriali e instabilità ossidativa. In oliveti destinati alla produzione di olio di qualità, l’impatto economico può essere molto elevato.
La malattia è diffusa in tutta Italia, ma risulta particolarmente dannosa nelle regioni meridionali, dove autunni miti e piovosi favoriscono le infezioni.
Ciclo biologico

Il fungo presenta un ciclo biologico complesso, strettamente legato all’andamento climatico.
- Primavera: il patogeno è in grado di infettare infiorescenze e fiori in allegagione. In questo fase si manifesta con l’imbrunimento di questi tessuti e successiva formazione di una mucillagine color rosso-arancio che porta gli elementi di diffusione del fungo.
- Estate: Per via delle alte temperature il fungo entra in una fase latente dove rimane sulle strutture vegetative infettate durante la primavera. Difatti la temperatura di crescita della lebbra si attesta tra 16 ai 25 °C.
- Autunno: con piogge frequenti, elevata umidità e temperature miti, la latenza si rompe e compaiono i sintomi sulle drupe. Questa fase prende il nome di infezione primaria.
- Dai frutti colpiti si formano gli acervuli (vedi foto sopra) che producono i conidi, questi vengono dispersi da pioggia, vento e insetti, causando infezioni secondarie molto rapide e aggressive. In queste condizioni si possono avere più cicli infettivi nella stessa stagione, con un’esplosione della malattia. Le olive colpite tendono a rimanere sull’albero e a disidratarsi formando quelle che si chiamano mummie.
- Le mummie rimaste sulla pianta rappresentano il principale organo di svernamento del fungo. Inoltre, attraverso il peduncolo della drupa, il patogeno può colonizzare i rami, causando disseccamenti localizzati.
Alcuni studi ritengono importante il ruolo svolto dalla mosca dell’olivo, che favorisce le infezioni creando ferite e veicolando le spore.
Difesa e cura in agricoltura
Il contenimento della lebbra dell’olivo si basa su interventi preventivi, poiché i trattamenti curativi hanno efficacia limitata.
A eccezione del rame, al momento non ci sono molti prodotti registrati per il contenimento di questa malattia anche se in agricoltura convenzionale alcuni fungicidi della famiglia dei triazoli e strobiluline hanno effetti collaterali nel contenimento della lebbra.
Anche il Bacillus subtilis (vedi qui) di cui esiste un formulato regolarmente registrato in Italia ha effetto collaterale contro la lebbra ed è registrato per l’agricoltura biologica.
I sali di rame (vedi qui) rappresentano il cardine della difesa, soprattutto: a fine estate–inizio autunno, prima delle piogge e dopo eventi piovosi prolungati (tipo questo)
È importante ricordare che i trattamenti contro l’occhio di pavone (Spilocaea oleagina) sono efficaci anche contro la lebbra, permettendo una gestione integrata delle principali patologie fogliari e dei frutti.
Ricordiamo inoltre che il caolino e, più in generale, le polveri di roccia, grazie alla loro azione disidratante, possono avere un effetto collaterale nel contenimento di questa malattia.
Gestione agronomica
La difesa efficace passa soprattutto dalla prevenzione agronomica:
- Evitare sesti di impianto troppo fitti, che aumentano umidità e bagnatura fogliare;
- Eseguire potature equilibrate, finalizzate a una ottima aerazione della chioma;
- Rimuovere e distruggere mummie e frutti infetti, riducendo l’inoculo svernante;
- Contenere e monitorare la mosca dell’olivo, per limitare ferite e diffusione del fungo.
Se vuoi saperne di più su questa malattia ti consiglio di vedere questo video su Youtube (non in italiano) ma che mostra foto particolarmente interessanti della malattia: lo trovi qui

