In questa guida destinata a un pubblico professionale vedremo gli aspetti fondamentali della coltivazione della fragola.
Invece del solito articolo che ripete sempre gli stessi concetti scopiazzati online, intendo partire da quello che considero l’aspetto davvero fondamentale della coltivazione della fragola, che non è il terreno, il pH o le pratiche colturali standard.
Nella fragolicoltura, infatti, il primo elemento da valutare è il tipo di pianta e la sua origine. Da questa scelta dipende l’intera strategia di coltivazione: epoca di trapianto, gestione nutrizionale, tecnica irrigua, struttura di forzatura e andamento produttivo.
Tipologie di piante
Se vuoi coltivare le fragole, devi reperire le piante presso rivenditori specializzati o negozi di agraria. Questi forniscono diverse tipologie di piante, ed è proprio la tipologia scelta a determinare la tecnica colturale da adottare.
Al momento dell’acquisto è importante informarsi su come è stata moltiplicata la pianta di fragola che si intende acquistare. In particolare, in commercio si possono trovare tre principali tipologie di piante, ciascuna con caratteristiche e implicazioni tecniche diverse:
- Piante frigoconservate, cavate in inverno e conservate a circa −2 °C; garantiscono produzioni abbondanti, ma generalmente più concentrate e tardive. (vedi foto sotto)
- Piante fresche a radice nuda, cavate in autunno e trapiantate immediatamente; consentono produzioni più anticipate e una qualità dei frutti più costante nel corso della raccolta.
- Piante fresche in cima radicata, ottenute dalla radicazione degli stoloni in contenitori alveolari; permettono una gestione molto precisa del trapianto, un ottimo attecchimento e un controllo più accurato della produzione.
- Tray plant, Simili alle piante fresche a cima radicata, prodotte nella tarda estate e successivamente dopo pulizia delle foglie più vecchie e secche vengono poste in in cella frigo. Così facendo una volta trapiantate ad anno nuovo forniscono il primo raccolto molto precoce (entro 50 giorni dal trapianto). Sono estremamente costose e richieste per culture specializzate in fuori suolo.

No, le piante di fragola non vengono riprodotte per seme, e nessuno, in ambito produttivo, si sognerebbe di farlo. La moltiplicazione per seme è utilizzata esclusivamente nei programmi di miglioramento genetico, mentre le piante destinate alla produzione commerciale provengono da moltiplicazione agamica da vivai.

Questi vivai possono essere:
- situati in Nord Europa, in grandi appezzamenti all’aperto, dove vengono prodotte piante frigoconservate e piante fresche a radice nuda;
- oppure vivai protetti, in cui le piante vengono moltiplicate a partire dagli stoloni, fatti radicare in appositi contenitori, dando origine alle cosiddette piante fresche in cima radicata e tray plant. (vedi foto sotto)

Come potete vedere, la situazione inizia a diventare più complessa rispetto al semplice “compro una pianta di fragola qualsiasi e la metto a dimora”. Ogni tipologia di pianta, infatti, presenta peculiarità specifiche, soprattutto per quanto riguarda le modalità e l’epoca di trapianto, che devono essere attentamente adattate per ottenere buoni risultati.
Non ti spaventare: nei capitoli successivi spiegherò tutto nel dettaglio. È però importante fornirti fin da subito queste informazioni, per farti capire che il quadro è leggermente più complesso rispetto ai soliti articoli che si trovano online, spesso basati su spiegazioni generiche e ripetitive.
La qualità delle piantine
La fragola è una coltivazione molto particolare, che nel tempo ha sviluppato adattamenti specifici al clima e alle diverse esigenze di mercato. Proprio per questo motivo, una gestione corretta richiede scelte consapevoli e ben strutturate fin dall’inizio.
Permettimi di aggiungere un’ultima nota per completare e complicare ulteriormente il quadro iniziale. Abbiamo parlato delle piante frigoconservate, che sono probabilmente le più comuni da reperire sul mercato. Anche queste, però, non sono tutte uguali, ma si suddividono in tre categorie in base al diametro del colletto:
- piante di tipo A, con diametro del colletto compreso tra 8 e 12 mm;
- piante di tipo A+, con diametro del colletto tra 12 e 15 mm;
- piante di tipo A++, con diametro del colletto superiore ai 15 mm.
Nella fragolicoltura la dimensione conta, perché le piante di calibro maggiore, in particolare le A++, sono quelle con maggiore potenziale produttivo, ma anche le più costose. In determinate condizioni, queste piante possono entrare in produzione già in autunno e, se coltivate in climi miti e in coltura protetta, possono permettere di ottenere i primi frutti già nel periodo natalizio, un risultato tutt’altro che trascurabile dal punto di vista produttivo ed economico.
Questo quadro iniziale è fondamentale, perché ti permette di capire davvero cosa stai acquistando. Proprio per questo, quando ti rivolgi a un vivaista o a un rivenditore, devi porti (e porre) alcune domande precise:
la fragola è unifera o rifiorente? La pianta è frigoconservata o in cima radicata? E, nel caso delle frigoconservate, a quale categoria appartiene: A, A+ o A++?
Solo chiarendo questi aspetti è possibile fare una scelta consapevole e impostare correttamente l’intera tecnica di coltivazione.
Epoca di fioritura
Quindi, se vuoi ottenere le fragole, ti servono i fiori, e per avere i fiori sono necessarie le gemme a fiore. È quindi necessario introdurre un altro concetto fondamentale: la differenziazione della gemma a fiore nella fragola.
Questo processo avviene principalmente in funzione di due fattori: la lunghezza del giorno (fotoperiodo) e la temperatura.
Entriamo ora più nel dettaglio di quanto detto sopra. Le diverse tipologie di cultivar di fragola, che si distinguono in:
- cultivar brevidiurne unifere, caratterizzate da un’unica produzione primaverile;
- cultivar rifiorenti neutrodiurne, più produzioni nell’anno;
- cultivar rifiorenti longidiurne, più produzioni nell’anno ma dipendono dalla lunghezza del giorno.
Le cultivar brevidiurne unifere, chiamate anche in inglese “Junebearers”, differenziano le gemme a fiore solo quando si verificano temperature inferiori ai 15 °C e una durata della luce giornaliera inferiore alle 14 ore.
È quindi chiaro, da quanto detto, che le cultivar brevidiurne unifere devono essere trapiantate in un periodo ben preciso dell’anno, quando sono presenti temperature inferiori ai 15 °C e giornate progressivamente più corte.
Proprio per questo motivo, queste piante vengono trapiantate a fine estate, così che durante i mesi di settembre, ottobre e novembre si verifichino le condizioni ottimali per la differenziazione delle gemme a fiore.
Passiamo ora a parlare delle cultivar rifiorenti neutrodiurne. Come suggerisce il nome, queste varietà sono in grado di produrre più volte nel corso dell’anno e non sono influenzate dalla durata del giorno. Una volta entrate in produzione, infatti, tendono a fruttificare in modo continuo.
Il fattore limitante principale per queste cultivar è la temperatura: tutte le fragole, indipendentemente dalla tipologia colturale, soffrono le temperature elevate. Quando i valori termici raggiungono 27–30 °C, la pianta rallenta fortemente la crescita vegetativa e interrompe la differenziazione dei fiori, con conseguente arresto della produzione. Le cultivar neutrodiurne, non essendo influenzate dalla lunghezza del giorno, interrompono la produzione quando le temperature scendono intorno agli 8 °C. In questo caso, quindi, il fattore limitante diventa la bassa temperatura, che arresta l’attività vegetativa e la produzione dei fiori.
Descriviamo ora l’ultima tipologia, ovvero le cultivar rifiorenti longidiurne. Queste varietà differenziano le gemme a fiore quando si verificano giornate con più di 14 ore di luce.
Per questo motivo sono in grado di fruttificare dalla primavera fino all’autunno, (ricordando che anche questa tipologia subisce il rallentamento della fioritura dopo i 27 gradi). Su queste piante, quindi, l’elemento luce rappresenta il fattore limitante principale per la differenziazione delle gemme a fiore e la produzione.
Questa tipologia, inoltre, è poco coltivata a livello professionale a causa della scarsa capacità di emettere stoloni utilizzabili per la propagazione. Per questo motivo ha progressivamente perso spazio sul mercato commerciale, anche se viene ancora proposta per uso hobbistico.
Che fragola coltivare?
Grazie a queste informazioni, è facile comprendere quali tipologie di fragola siano maggiormente coltivate in Italia. Considerando che nel Centro e Sud Italia, e lungo gran parte delle aree costiere, già a fine giugno si raggiungono temperature superiori ai 27 °C, risulta evidente che la coltivazione delle cultivar rifiorenti, siano esse neutrodiurne o longidiurne, è fortemente limitata.
Infatti, in Italia le fragole più diffusamente coltivate appartengono alle cultivar brevidiurne unifere, che consentono di concentrare la produzione in un unico ciclo primaverile.
In aree montane, come lungo l’arco alpino del Nord Italia, dove le temperature estive restano più contenute, è invece possibile coltivare anche cultivar rifiorenti. Questo infatti permette di estendere il calendario di raccolta oltre la primavera e non entrare in competizione con il mercato delle fragole provenienti dal Sud Italia.
Le cultivar rifiorenti possono essere coltivate anche in regioni a clima caldo, ma al raggiungimento di temperature intorno ai 27 °C si verifica un progressivo stop della crescita e, di conseguenza, della produzione dei fiori. In queste condizioni le piante continuano a vegetare senza produrre, costringendo il coltivatore a sostenere i costi di gestione e di copertura senza ottenere raccolto. Non mancano eccezioni, con alcune varietà di fragole rifiorenti coltivate con successo sull’altopiano della Silla in Calabria che permettono attraverso di l’utilizzo di piante frigo conservate la piantagione a fine Aprile è la raccolta fino a ottobre.
Nelle fragole rifiorenti quindi la produzione si estende dall’inizio della primavera alla fine dell’estate. Questa caratteristica rende poco conveniente dal punto di vista commerciale la coltivazione di queste piante in climi caldi (ad eccezione come detto di particolare adattamenti con varietà di fragole a basso fabbisogno di freddo)
In ambito hobbistico, invece, possono essere coltivate senza particolari problemi, accettando una produzione più discontinua.
Ora che hai le basi per capire cosa stai acquistando e cosa puoi coltivare in base alle tue condizioni ambientali, possiamo entrare nel dettaglio degli aspetti agronomici della coltivazione della fragola.
Inquadramento botanico e origine della fragola coltivata
La fragola coltivata appartiene alla specie Fragaria × ananassa Duch., un ibrido ottoploide ottenuto dall’incrocio tra Fragaria virginiana e Fragaria chiloensis. Accanto a questa specie, è diffusa in natura Fragaria vesca L., la fragolina di bosco, diploide e caratterizzata da frutti di dimensioni ridotte ma di elevata qualità aromatica. La continua attività di miglioramento genetico ha portato allo sviluppo delle cultivar oggi coltivate, selezionate per produttività, qualità del frutto e adattabilità ambientale.
Caratteristiche botaniche della pianta
La fragola è una pianta perenne, spesso considerata erroneamente erbacea, costituita da:
- un apparato radicale fascicolato, con funzione sia di assorbimento sia di riserva;
- un fusto modificato detto corona o rizoma;
- un apparato fogliare portato da piccioli alla base dei quali si trovano gemme che, in funzione di fotoperiodo e temperatura, possono differenziarsi in infiorescenze, germogli di accestimento o stoloni.
La capacità di emettere stoloni è fondamentale per la propagazione vegetativa, che rappresenta il sistema principale di produzione del materiale vivaistico.
I fiori sono generalmente ermafroditi, con stami disposti attorno al ricettacolo su cui sono inseriti numerosi pistilli. Il frutto edule è un falso frutto: deriva dall’ingrossamento del ricettacolo, mentre i veri frutti sono gli achenî (i cosiddetti “semi”) presenti sulla superficie.
Una corretta impollinazione di tutti i pistilli è essenziale per ottenere frutti regolari; condizioni ambientali sfavorevoli possono determinare malformazioni e deprezzamenti commerciali. Per ovviare a ciò è pratica comune installare armi di bombi per migliorare l’impollinazione ed evitare malformazione dei frutti dovuti alla scarsa impollinazione. (Vedi foto sotto)

Avvicendamento colturale ed esigenze pedologiche
Per limitare problemi fitosanitari e stanchezza del terreno, si raccomandano rotazioni di almeno 3–4 anni, evitando la successione con colture appartenenti alle Solanacee.
Il terreno ideale deve presentare:
- buon drenaggio;
- pH compreso tra 5,5 e 6,5
- bassa salinità e ridotto contenuto di calcare attivo.
La fragola è particolarmente sensibile ai ristagni idrici, motivo per cui la baulatura del terreno (15–20 cm, fino a 50 cm in condizioni difficili) è una pratica indispensabile.
Preparazione del terreno e pacciamatura
La preparazione del terreno rappresenta una fase determinante per l’impianto della fragola e deve essere eseguita con attenzione, ma senza eccedere nelle lavorazioni profonde, spesso inutili e controproducenti.
È sufficiente una lavorazione del suolo fino a circa 25–30 cm di profondità, finalizzata a decompattare lo strato superficiale, favorire l’aerazione e consentire un corretto sviluppo dell’apparato radicale. L’adozione della baulatura (prode rialzate) permette infatti di sovrapporre ulteriore terreno lavorato, arrivando a creare un volume utile complessivo di almeno 40–50 cm, più che adeguato per la coltura. (Vedi immagine sotto)

Durante la preparazione è importante:
- affinare il terreno ed eliminare residui grossolani e sassi;
- incorporare sostanza organica ben umificata, fondamentale per migliorare struttura, capacità idrica e fertilità; (tipo questo)
- livellare accuratamente la superficie prima della formazione delle prode.
Dal punto di vista agronomico, la fragola richiede terreni con caratteristiche ben definite. Essendo dotata di un apparato radicale superficiale, la pianta è particolarmente sensibile ai ristagni idrici e agli squilibri nutrizionali. È quindi necessario predisporre un suolo ben strutturato, poroso e biologicamente attivo.
I terreni più idonei sono quelli:
- di medio impasto o tendenzialmente leggeri;
- ben drenanti, per evitare fenomeni di asfissia radicale;
- ricchi di sostanza organica stabile.
I suoli argillosi e pesanti risultano generalmente poco adatti, se non opportunamente corretti. In questi casi, l’apporto di sostanza organica e la realizzazione di prode rialzate diventano indispensabili per migliorare lo sgrondo dell’acqua e ridurre i rischi fitosanitari legati all’eccesso di umidità.
La baulatura consente inoltre di ottimizzare la gestione della coltura, migliorando l’uniformità dello sviluppo radicale e facilitando le operazioni colturali e di raccolta. La raccolta è notevolmente agevolata su questo tipo di strutture permettendo all’operatore un minore sforzo della schiena.
Sulle prode viene generalmente applicato un film pacciamante (vedi qui), spesso in polietilene nero. Questo svolge un ruolo fondamentale nella gestione del sistema colturale:
- limita lo sviluppo delle infestanti;
- riduce le perdite di umidità per evaporazione;
- evita il contatto diretto dei frutti con il suolo, migliorandone la qualità sanitaria e commerciale.
Una corretta preparazione del terreno, integrata con una gestione razionale della pacciamatura, consente di impostare un impianto efficiente e stabile, riducendo gli interventi correttivi nel corso del ciclo produttivo.
Irrigazione e gestione idrica
La fragola viene irrigata prevalentemente con sistemi di microirrigazione (ali gocciolanti o manichette autocompensanti) posti sotto il telo pacciamante. L’acqua deve avere una conducibilità elettrica inferiore a 1 mS/cm, poiché la coltura è molto sensibile alla salinità. Il fabbisogno stagionale medio è di circa 5.000 m³/ha.

Fertilizzazione e fertirrigazione
Un piano di concimazione razionale dovrebbe basarsi su un’analisi del terreno. Prima del trapianto è consigliata la distribuzione di sostanza organica (letame maturo o ammendanti commerciali).
La concimazione di copertura avviene tramite fertirrigazione, modulata in funzione della fase fenologica e del tipo di pianta utilizzata. Nelle fasi di produzione, l’equilibrio tra azoto, fosforo e potassio è fondamentale per sostenere allegagione, qualità e consistenza dei frutti. Negli ultimi anni la fragola è stata oggetto di un importante processo di miglioramento qualitativo, che ha coinvolto sia l’introduzione di nuove varietà sia una gestione nutrizionale più attenta. In particolare, l’impiego di biostimolanti a base di alghe e idrolizzati proteici, ammessi anche in agricoltura biologica, ha contribuito a migliorare la qualità dei frutti e ad aumentare la resa per ettaro. La fragola è particolarmente sensibile alle carenze nutrizionali, in particolare di elementi come magnesio e molibdeno e, soprattutto, di calcio. Quest’ultimo riveste un ruolo fondamentale per la qualità del frutto e deve essere apportato principalmente attraverso interventi di concimazione fogliare.
È fondamentale prestare particolare attenzione alla gestione dell’azoto: un eccesso, soprattutto nella fase di inizio fioritura, può provocare uno sviluppo eccessivo dell’apparato fogliare. In queste condizioni le piante faticano a differenziare nuovi fiori e la parte interna della chioma tende a rimanere in ombra.
In presenza di un’eccessiva vegetazione, è opportuno intervenire con la rimozione delle foglie più vecchie, al fine di migliorare l’irradiazione solare all’interno della chioma e favorire l’attività produttiva.
Nella fragola Si usano due piani di concimazione una chiamata concimazione di crescita che va dall’impianto fino alla formazione dei primi fiori. L’altra detta di Fruttificazione che si stende per tutto il periodo di raccolta. gli esempi di concimazione qui riportati sono puramente indicativi:
Fase iniziale (attecchimento e sviluppo vegetativo)
- NPK 12-40-12 o simili → 3–5 kg/ha per intervento
Successivamente:
- NPK bilanciato (es. 20-20-20) → 3–4 kg/ha
Frequenza: 1–2 interventi a settimana (in base al suolo)
Biostimolanti consigliati
- Estratti di alghe (Ascophyllum nodosum)
- Idrolizzati proteici
Fogliare
- Calcio (già in questa fase, leggero)
- Microelementi chelati
Fase fruttificazione
- NPK 15-5-30 o 10-5-40 → 4–6 kg/ha
Integrazione:
- Nitrato di potassio (KNO₃) o Solfato di potassio
Frequenza: 1–2 interventi a settimana (coltura intensiva)
Concimazione fogliare (fondamentale)
- Calcio: ogni 7–10 giorni
- Boro: supporto allegagione
- Magnesio: supporto fotosintesi
Biostimolanti
- Alghe → migliorano allegagione e resistenza stress
- Amminoacidi → supporto in condizioni difficili
Scelta varietale
La scelta della cultivar dipende da:
- adattamento climatico;
- destinazione commerciale;
- produttività e qualità organolettica;
- resistenza alle principali avversità.
Come già accennato, la fragola è una coltura fortemente influenzata dal clima di coltivazione. Per questo motivo, la scelta varietale deve essere adattata non solo all’area geografica, ma anche all’altitudine aziendale e alle condizioni microclimatiche specifiche.
Un altro elemento determinante è la destinazione commerciale del prodotto, che si distingue principalmente tra mercato fresco e trasformazione industriale. Nel mercato fresco sono richieste varietà con frutti di grosso calibro, elevate qualità organolettiche e una buona shelf life, ovvero una lunga conservabilità nel post-raccolta. Al contrario, le fragole destinate all’industria presentano esigenze meno stringenti dal punto di vista estetico e gustativo, privilegiando invece uniformità e resa produttiva.
La produttività rappresenta un fattore chiave per la sostenibilità economica della coltura. Gli agricoltori valutano attentamente la produzione per pianta, considerando gli elevati costi legati sia alla manodopera sia al materiale vegetale. Per questo motivo, è fondamentale scegliere cultivar ad alta resa, senza però trascurare la qualità, spesso imposta dai canali commerciali e dalla GDO.
Dal punto di vista fitosanitario, la resistenza alle principali avversità assume un ruolo centrale nella scelta varietale. In particolare, la tolleranza a Verticillium spp. è considerata fondamentale, così come la resistenza all’oidio, una delle patologie più diffuse e dannose per la fragola. Questa malattia viene generalmente controllata mediante trattamenti fungicidi; tuttavia, nei sistemi di agricoltura biologica, dove le possibilità di intervento sono più limitate, diventa essenziale orientarsi verso varietà dotate di una maggiore tolleranza genetica.

Oltre all’oidio, anche altre malattie fungine e patogeni del terreno, come Phytophthora spp., possono rappresentare un rischio significativo. Alcune cultivar moderne sono state selezionate proprio per la presenza di geni di tolleranza, che permettono una gestione più sostenibile della coltura e una riduzione degli interventi fitosanitari.

Non potendo approfondire su questo articolo tutte le malattie della fragola ti invito a leggere la scheda tecnica completa sull’argomento che trovi qui: tutte le malattie della fragola Identificazione con foto.
In conclusione, la scelta della varietà deve essere il risultato di una valutazione integrata tra ambiente, mercato e resistenza alle avversità, con l’obiettivo di ottenere produzioni elevate, di qualità e sostenibili nel tempo.
Trapianto, strutture di forzatura e gestione colturale
Il trapianto viene effettuato su prode pacciamate, manualmente o mediante trapiantatrici, in funzione dell’organizzazione aziendale. Le epoche variano in relazione al materiale vegetale (piante frigoconservate, fresche o cime radicate e tray plant) e al livello di forzatura adottato (pieno campo, tunnel, serre multitunnel), con l’obiettivo di posizionare correttamente il ciclo produttivo.
Indicativamente, le varietà unifere vengono trapiantate tra fine estate e autunno (agosto–ottobre, in funzione dell’areale), mentre le varietà rifiorenti si trapiantano generalmente tra fine inverno e primavera (febbraio–aprile), per sostenere una produzione scalare durante la stagione.
Nei sistemi protetti è possibile anticipare la produzione e migliorare la precocità, mentre in pieno campo il calendario di trapianto è strettamente legato alle condizioni climatiche locali.
Negli impianti con piante frigoconservate si esegue la toelettatura invernale, consistente nella rimozione del materiale fogliare secco, per favorire il rinnovo vegetativo e contenere l’inoculo di patogeni.
Trapianto su proda
Il trapianto avviene su telo pacciamante, con sesti d’impianto generalmente compresi tra 20 e 30 cm sulla fila, modulati in funzione della vigoria varietale e del sistema di allevamento.
La piantina deve essere collocata con la corona a livello del piano del terreno. L’irrigazione post-trapianto è finalizzata alla stabilizzazione del contatto radice-suolo.
La coltivazione su proda si applica indifferentemente a piante frigoconservate e fresche ed è compatibile con sistemi in pieno campo e in ambiente protetto.
Esigenze climatiche ed esposizione
La fragola predilige climi temperati, con temperature ideali comprese tra 10 e 25 °C. Soffre sia il gelo intenso sia il caldo eccessivo. Per mitigare l’eccessiva temperatura si può ricorrere all’uso di reti ombreggianti o all’imbiancatura delle serre. In orto è consigliata un’esposizione soleggiata ma non troppo calda, soprattutto nelle regioni meridionali.
Reazione del terreno (pH)
La fragola cresce meglio in terreni con pH compreso tra 5,5 e 6,5, quindi leggermente acidi.
Terreni troppo calcarei o alcalini possono causare:
- difficoltà di assorbimento del ferro;
- clorosi fogliare;
- riduzione della qualità dei frutti.
In presenza di suoli calcarei è utile:
- incorporare torba acida o compost ben maturo;
- utilizzare concimi a reazione leggermente acida.
- Effettuare la correzione del terreno con zolfo o somministrare solfato di ferro (tipo questo)
Errori comuni da evitare
- Coltivare la fragola in terreni costantemente bagnati
- Utilizzare suoli compatti e asfittici
- Eccessi di concimazione azotata
- Mancata rotazione colturale
- Non utilizzare gli insetti impollinatori nelle culture sotto serra (vedi foto sotto)
Uno degli aspetti più importanti per il successo della coltivazione della fragola, spesso sottovalutato dagli hobbisti, è il sistema di coltivazione su proda, abbinato all’uso del telo pacciamante. Questa tecnica, largamente utilizzata in ambito professionale, offre numerosi vantaggi anche nell’orto domestico.

Periodo di raccolta
Il periodo di raccolta varia in funzione del clima, della tipologia di pianta utilizzata e della tecnica colturale adottata.
È possibile ottenere una produzione continua dalla primavera fino ai primi freddi utilizzando varietà rifiorenti, sia nel Nord Italia sia nel Sud, come dimostrato da sistemi colturali adottati, ad esempio, nelle aree di alta quota della Calabria.
Produzioni precoci possono essere ottenute già a partire da dicembre mediante l’impiego di piante frigoconservate di elevata qualità (tipologia A++ o tray), coltivate in ambiente protetto.
Con la stessa tecnica è possibile anticipare la produzione ai primi di ottobre negli areali del Nord Italia, dove il trapianto può essere anticipato a metà agosto.
Questi impianti forniscono una prima produzione discreta, per poi entrare in piena attività all’inizio della primavera successiva.
Le coltivazioni di varietà unifere a basso fabbisogno in freddo, ottenute da cime radicate nel Sud Italia, consentono invece un’entrata in piena produzione già a partire da dicembre, con arresto della produzione all’arrivo dei primi caldi.
Seguono le produzioni degli impianti realizzati con piante a radice nuda o frigoconservate, che si protraggono fino all’arrivo delle alte temperature.

