E’ una delle malattie fogliari più diffuse e dannose per la coltura della bietola (Beta vulgaris), capace di compromettere significativamente le rese e la qualità del prodotto. Si controlla con la prevenzione e le giuste pratiche agronomiche
Sintomatologia e danni

- Lesioni fogliari: macchie tondeggianti di 2–5 mm di diametro, con bordo bruno-rossastro e centro grigiastro (vedi foto sopra), in caso di forte presenza confluiscono formando vaste aree necrotiche sulle foglie.
- Lesione sui piccioli: tutte le parti verdi della pianta possono essere colpite dalla cercospora, sui piccioli si formano macchie necrotiche dell’aspetto infossato con diametro simili a quelli presenti sulle foglie (vedi foto sotto).
- Defogliazione precoce: le foglie colpite disseccano e cadono, costringendo la pianta a emettere nuove foglie con notevole dispendio energetico.
- Riduzione della fotosintesi: il calo della superficie fogliare funzionale provoca perdita di produzione fino al 40–50% in annate favorevoli allo sviluppo della malattia.
- Qualità compromessa: Nelle varietà da bietola da zucchero l’attacco di cercospora diminuisce il contenuto in saccarosio, penalizzando l’estrazione industriale. Nella varietà di bietola da consumo fresco la presenza delle necrosi deprezza il prodotto, in ogni modo si ha un calo di produzione per via del maggior scarto.

La cercospora della bietola è la malattia più comune assieme alla mosca della bietola che colpisce questa pianta. Per maggiori informazioni leggi la nostra scheda tecnica che trovi qui: Mosca della bietola identificazione e lotta.
Ciclo biologico
L’agente causale Cercospora beticola sverna principalmente come micelio nei residui colturali infetti, in rari casi si può sopravvivere di anno in anno attraverso i conidi.
In primavera, in presenza di umidità elevata e temperature di 20–30 °C, produce conidi che vengono dispersi da vento e pioggia.
Le infezioni primarie avvengono per via stomatica o attraverso microlesioni ad opera dei conidi. Per questa fase servono almeno temperature superiori ai 10 °C.
Segue una fase di sporulazione secondaria che alimenta epidemie ricorrenti durante la stagione vegetativa, soprattutto con alternanza di piogge e giornate calde. La temperatura ottimale per questa fase è compresa dai 25 e i 30 °C, con elevata umidità relativa.
La pressione inoculo aumenta in colture con rotazioni brevi e in assenza di gestione dei residui.
Strategie di lotta e prevenzione
Misure agronomiche
- Vanno effettuate rotazioni colturali di almeno 3–4 anni evitando piante appartenenti alla stessa famiglia della bietola, quindi delle Chenopodiaceae.
- Interramento o distruzione dei residui colturali per ridurre l’inoculo svernante. Questo punto è molto importante e va effettuato nel modo opportuno, il miglior modo è quello di effettuare arature profonde. Su piccoli appezzamenti ed orti sarebbe opportuno incenerire i residui colturali affetti.
- Densità eccessive da evitare: favorire un’adeguata aerazione della chioma. Va ricordato che la radiazione solare diretta inibisce la diffusione di questa malattia mentre viene favorita da notti umide (piovose o con rugiada)
- Irrigazione: preferire sistemi localizzati (es. goccia) per limitare la bagnatura fogliare.
- Varietà tolleranti: impiego di ibridi con resistenza parziale a C. beticola.
Lotta preventiva
Interventi con fungicidi a base di rame e zolfo applicati in via preventiva al raggiungimento delle temperatura di massimo rischio di diffusione della malattia. I trattamenti vanno ripetuti ogni 10-12 giorni e possibilmente prima di un evento piovoso con caratteristiche di temperatura ideali alla diffusione della malattia. Il rame rimane lo strumento principale che si avvantaggia della miscela con lo zolfo nel contenimento di questa malattia. Ricordiamo che lo zolfo ha anche effetti sull’oidio della bietola.
Ricordiamo anche la possibilità di utilizzare i prodotti a base di Bacillus subtilis (vedi qui) dei quali esistono alcuni formulati registrati in Italia. Questo batterio ha azione antagonista e preventiva per la diffusione della cercospora della bietola.
Infine ricordiamo che la lotta integrata e biologica contro la cercospora si avvantaggia dell’uso dei corroboranti (vedi qui cosa sono) come la Lecitina di soia (tipo questa) che incrementa le difese naturali della pianta e dei prodotti come la zeolite (tipo questa) che ha un effetto di asciugatura sulle foglie.
In agricoltura convenzionale esistono diversi fungicidi sintetici e in grado di controllare questa malattia. In agricoltura professionale ci sia avvantaggia del supporto di modelli previsionali basati su dati climatici per ottimizzare i trattamenti, riducendo input e costi.
La cercospora della bietola rappresenta ancora oggi la principale avversità fungina della coltura in molte aree di produzione. Un approccio integrato, fondato su rotazioni colturali, gestione dei residui, scelta varietale e interventi fungicidi razionalizzati, costituisce la strategia più efficace per contenerne i danni, salvaguardando produttività e qualità delle radici.

