La solarizzazione del terreno è una tecnica di disinfezione fisica del suolo che sfrutta l’energia solare per aumentare la temperatura degli strati superficiali e ridurre la presenza di numerosi organismi dannosi.
Può contribuire al controllo di nematodi fitoparassiti, funghi tellurici, insetti presenti nel terreno, semi e plantule di infestanti. È particolarmente utile nei terreni soggetti a forti infestazioni di nematodi, stanchezza del terreno o malattie radicali ricorrenti.
La tecnica non sterilizza completamente il suolo. L’effetto è maggiore negli strati superficiali e diminuisce con la profondità, dove alcuni nematodi e patogeni possono sopravvivere.
Come funziona la solarizzazione
Il terreno viene irrigato abbondantemente e coperto con un film plastico trasparente durante il periodo più caldo dell’anno.
La radiazione solare attraversa il film, riscalda il terreno e il calore viene trattenuto sotto la copertura. Se l’esposizione è sufficientemente lunga, le temperature raggiunte possono ridurre numerosi organismi dannosi.
Normalmente la copertura viene mantenuta per circa 6-8 settimane, ma l’efficacia dipende dalla temperatura esterna, dalla radiazione solare, dal tipo di suolo, dall’umidità e dalla profondità.

Perché irrigare bene il terreno
La solarizzazione funziona meglio quando il terreno è umido.
Prima della copertura è quindi importante irrigare abbondantemente, perché l’acqua favorisce la trasmissione del calore verso gli strati più profondi e aumenta la sensibilità di molti organismi alle alte temperature.
Solarizzare un terreno asciutto può ridurre notevolmente l’efficacia del trattamento.
Come effettuare la solarizzazione
La procedura può essere riassunta in pochi passaggi:
- Eliminare o trinciare la vegetazione presente.
- Lavorare e affinare il terreno.
- Incorporare eventuali residui vegetali, sostanza organica o ammendanti.
- Livellare bene la superficie.
- Irrigare abbondantemente.
- Stendere il film plastico trasparente.
- Tendere bene il film e fissare i bordi.
- Lasciare coperto il terreno durante il periodo più caldo.
Quando possibile, è preferibile utilizzare un film sufficientemente resistente da poter essere recuperato e riutilizzato.
Solarizzazione in pieno campo e in serra
La solarizzazione può essere realizzata sia in pieno campo sia all’interno di serre e tunnel.
In pieno campo dà i risultati migliori durante estati calde, soleggiate e poco nuvolose.
In serra può risultare ancora più efficace, perché l’ambiente protetto contribuisce ad aumentare ulteriormente la temperatura. È quindi particolarmente interessante durante il periodo di vuoto colturale.
Solarizzazione contro i nematodi
Una delle applicazioni più importanti riguarda il contenimento dei nematodi fitoparassiti, compresi i nematodi galligeni del genere Meloidogyne.
Le alte temperature possono ridurre uova, larve e altri stadi presenti negli strati superficiali del terreno.
Il limite principale è la profondità. Alcuni nematodi possono sopravvivere negli strati più profondi e successivamente ricolonizzare la zona radicale.
Per questo motivo, in presenza di infestazioni elevate, è preferibile combinare la solarizzazione con altre tecniche di risanamento.
Solarizzazione e Brassicaceae
L’efficacia può essere aumentata associando la solarizzazione alla biofumigazione.
Si possono coltivare Brassicaceae, come senape, rafano o altre specie di Brassica, produrre una buona quantità di biomassa, trinciarla finemente e incorporarla rapidamente nel terreno.
Queste piante contengono glucosinolati che, dopo la rottura dei tessuti, possono liberare isotiocianati, sostanze biologicamente attive nei confronti di diversi organismi del terreno, compresi alcuni nematodi.
Per ottenere un buon effetto è importante trinciare finemente la biomassa, incorporarla rapidamente, irrigare e coprire subito il terreno.
Sostanza organica e biosolarizzazione
Anche l’incorporazione di sostanza organica può aumentare l’effetto del trattamento.
Residui vegetali, compost, sovescio e altre matrici organiche possono essere interrati prima della copertura.
Quando la solarizzazione viene combinata con quantità significative di sostanza organica facilmente degradabile si parla spesso di biosolarizzazione.
La decomposizione della sostanza organica può favorire l’attività microbica e produrre composti che contribuiscono alla soppressione di alcuni patogeni.
Neem, aglio e altri ammendanti
Nei terreni con forti infestazioni di nematodi possono essere utilizzati anche ammendanti di origine vegetale.
Tra questi rientrano i panelli o pellet di neem e alcuni formulati contenenti estratti vegetali, compresi quelli a base di aglio.
Questi prodotti possono essere incorporati nel terreno prima della solarizzazione, seguendo sempre le indicazioni di impiego previste per il prodotto utilizzato.
Calciocianamide
In agricoltura convenzionale può essere presa in considerazione anche la calciocianamide.
Durante la trasformazione nel terreno si forma temporaneamente cianamide, una sostanza che può esercitare attività nei confronti di alcuni organismi del suolo.
L’effetto della calciocianamide può quindi aggiungersi a quello prodotto dalle alte temperature.
È però necessario rispettare con attenzione dosi, modalità d’impiego e intervallo prima della semina o del trapianto, perché il prodotto può causare fitotossicità.
Solarizzazione, biofumigazione e biosolarizzazione
È utile distinguere le tre tecniche:
La solarizzazione utilizza principalmente terreno umido, film plastico e calore solare.
La biofumigazione sfrutta la degradazione di biomasse vegetali, soprattutto Brassicaceae, per liberare composti biologicamente attivi.
La biosolarizzazione combina invece il riscaldamento del terreno con l’incorporazione di sostanza organica.
Queste strategie possono essere integrate per aumentare l’effetto complessivo sul terreno.
Ripristinare i microrganismi utili dopo la solarizzazione
Dopo la solarizzazione, una volta rimosso il film plastico e quando il terreno è tornato a temperature normali, può essere utile favorire una rapida ricolonizzazione del suolo con microrganismi benefici.
Tra i più interessanti ci sono i funghi del genere Trichoderma, capaci di colonizzare il terreno e la rizosfera e di competere con numerosi patogeni radicali.
Possono essere impiegati anche batteri benefici come Bacillus subtilis e Bacillus amyloliquefaciens. Questi microrganismi possono colonizzare la rizosfera, competere con alcuni patogeni e contribuire alla protezione dell’apparato radicale.
Dopo la solarizzazione, la riduzione temporanea di parte della microflora presente nel terreno può creare condizioni favorevoli all’insediamento dei microrganismi utili introdotti. Per questo motivo la loro applicazione può rappresentare un buon completamento della tecnica, soprattutto prima dell’impianto della coltura successiva.

